Selma – La strada per la libertà – Recensione

“Selma” non è il dramma di un popolo, è universale, si estende a qualunque genere, razza o religione

(Selma) Regia: Ava DuVernay – Cast: Tom Wilkinson, David Oyelowo, Common, Carmen Ejogo, Tessa Thompson, Lakeith Lee Stanfield, Lorraine Toussaint, Omar J. Dorsey, Corey Reynolds, Andre Holland, Stephan James, Colman Domingo, E. Roger Mitchell, Brandon Carroll, Elizabeth Diane Wells, Wendell Pierce, Cuba Gooding Jr., Tim Roth, Alessandro Nivola, Jeremy Strong, Giovanni Ribisi, Dylan Baker – Genere: Drammatico, colore, 127 minuti – Produzione: Gran Bretagna, 2014 – Distribuzione: Notorious – Data di uscita: 12 febbraio 2015.

selma-locDai tormentosi viaggi sulle navi negriere alla marcia per la libertà in Alabama, passano circa 450 anni di storia. 450 anni bui per il popolo afroamericano, neri, come la tratta che tra il XVI e il XIX secolo li condusse forzatamente in America, come schiavi al servizio dei bianchi.

Ma nella primavera del 1965, una serie di eventi drammatici cambiò per sempre la storia americana e il concetto moderno di diritti civili, quando un gruppo di coraggiosi manifestanti, capitanati da Martin Luther King Jr., portò a termine una marcia pacifica in Alabama, da Selma a Montgomery, per ottenere l’imprescindibile diritto umano al voto per la popolazione di colore.

L’iniziativa della marcia fu naturalmente ostacolata dai vertici conservatori del potere politico, che cercarono di reprimerla con la forza.

La violenza degli scontri, gli attacchi sanguinari contro i manifestanti, la determinazione e la fede della gente nelle strade, sono drammaticamente messi in scena da Ava DuVernay, che ha voluto raccontare questa pagina incancellabile della storia con un’immediatezza senza compromessi, per dare un affresco vivido e realistico della battaglia di un’ intera comunità e della battaglia personale, tutta interiore, del Dr. King, rappresentato non solo icona come di coraggio, ma anche come uomo con dubbi e incertezze, angosce e timori, accanto a determinazione, fede e autorità, smontando il mito del leader e ponendo l’accento sull’aspetto umano, reale, dando un taglio psicologico alla narrazione.

Ma il film non è incentrato solo sulla figura di King: protagonista è anche la gente che ha reso possibili i suoi tre mesi a Selma, senza la quale non si sarebbe arrivati al Voting Act del 1965, conquista di un movimento collettivo, e non lavoro di un solo uomo.

La pellicola porta poi finalmente alla luce le storie vere di donne coraggiose, cuore pulsante del movimento: Annie Lee Cooper che colpisce con un destro lo sceriffo stendendolo al suolo, Amelia Boynton, malmenata brutalmente durante la prima marcia, Coretta Scott, moglie di King, donna stoica e coriacea, nonostante le indicibili sofferenze cui è costretta.

“Selma” arriva al pubblico come un pugno sul cranio, con un’immediatezza viscerale. Non è un film sul dramma di un popolo, è universale, rompe gli argini e si estende a qualunque genere, razza o religione.

Valentina Ruocco

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