Segreti di famiglia – Recensione

Segreti di famiglia – Recensione

Un originale dramma familiare in bianco e nero per la regia di Francis Ford Coppola

(Tetro) Regia: Francis Ford Coppola – Cast: Vincent Gallo, Alden Ehrenreich, Maribel Verdù, Klaus Maria Brandauer, Carmen Maura, Rodrigo De la Serna, Leticia Bredice, Francesca De Sapio, Erica Rives – Genere: Drammatico, b/n, 127 minuti – Produzione: USA, Argentina, Spagna, 2009 – Distribuzione: BIM Distribution – Data di uscita: 20 novembre 2009.

segreti-di-famigliaL’ultima opera di Francis Ford Coppola, “Segreti di famiglia” (in originale “Tetro”, il nome del protagonista), è un film che va al di là del film. In esso, infatti, convivono anche altre arti dello spettacolo: il teatro, il balletto, la musica classica, tutte così magistralmente amalgamate da rendere la pellicola piacevolmente godibile. La scelta stilistica del regista è stata quella di ricostruire i ricordi dei due protagonisti, Tetro (Vincent Gallo) e Bennie (l’esordiente Alden Ehrenreich), attraverso l’uso di struggenti balletti o di eloquenti scene teatrali.

La storia si apre con l’arrivo a Buenos Aires di Bennie alla ricerca del fratello maggiore Tetro, che non vede da quando aveva sette anni. La sua intenzione è quella di scoprire a tutti i costi perché il fratello se n’è andato di casa senza lasciare traccia, ma l’accoglienza che gli riserva Tetro non è quella che aveva sperato.

“Segreti di famiglia” è la prima sceneggiatura originale di Francis Ford Coppola da trent’anni a questa parte e può definirsi un dramma poetico che racconta la storia di una famiglia lacerata da profonde rivalità, segreti e tradimenti. La fotografia ha un ruolo fondamentale nella pellicola: quasi tutta è girata in bianco e nero, spezzata da occasionali esplosioni di colore che danno al lungometraggio un carattere del tutto speciale. L’uso di una sorta di meta-linguaggio cinematografico, insieme ad una regia fatta di inquadrature immobili e splendidi primi piani, ci ricordano altri lavori di Coppola (“Un’altra giovinezza”, “La conversazione”), che riempie il film di riferimenti autobiografici (anche il padre e lo zio erano, infatti, dei musicisti). È

 un vero piacere rivedere sul grande schermo il bravo Vincent Gallo nella parte di un tormentato e geniale scrittore che è costretto a fare i conti col passato e con una famiglia che credeva di essersi lasciato alle spalle. Anche se quello interpretato da Gallo è un personaggio interamente di fantasia, Coppola e i suoi collaboratori si sono ispirati a diversi scrittori famosi per definirne personalità ed immagine, rifacendosi soprattutto ai ‘poeti maledetti’.

Domenica Quartuccio

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