Se chiudo gli occhi non sono più qui – Recensione

Il regista Vittorio Moroni riflette sulla natura dell’essere umano e sul suo destino attraverso lo sguardo di un adolescente

Regia: Vittorio Moroni – Cast: Giorgio Colangeli, Giuseppe Fiorello, Mark Manaloto, Hazel Morillo – Genere: Drammatico, colore, 110 minuti – Produzione: Italia, 2013.

Ambientata nella periferia friulana, tra una stazione di servizio dismessa, cantieri e scuola, la pellicola affronta tematiche profonde e complesse, come quella della solitudine dell’essere umano di fronte all’universo, l’incertezza del proprio destino, e la necessità del perdono insita nell’essere umano.

Al centro del film c’è la storia di Kiko, un adolescente dalla vita problematica, divisa tra scuola e lavoro in cantiere. Costretto a vivere in una casa con la madre filippina, il suo compagno, Ennio (Beppe Fiorello), e un gruppo di operai clandestini, Kiko vede nell’astronomia e nella figura del padre, morto in un incidente stradale, l’unica possibilità per staccarsi da quell’esistenza difficile. Un giorno, però, incontra Ettore, un uomo sulla sessantina che dice di essere un vecchio amico del padre, nonché suo ex insegnante.

La storia di Kiko è così segnata da un susseguirsi di incontri e scontri: da una parte la figura di Ennio, il patrigno burbero con cui il giovane è in perenne scontro per via dei suoi modi violenti; dall’altra l’incontro con Ettore, una figura paterna che in certo senso rappresenta per Kiko il padre che ha perso.

Sospeso in ogni ambito della sua esistenza, dalla casa, alla scuola, alle amicizie, Kiko fa i conti con le problematiche tipiche della contemporaneità: dallo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, all’integrazione degli adolescenti, fino all’importanza della cultura e alla dispersione scolastica.

Ecco, dunque, che il film che Moroni propone non è la solita indagine su un’adolescenza complicata. Esso racchiude in sé una moltitudine di temi cui, nel corso della pellicola, si tenta di rispondere attraverso i pensieri di grandi filosofi e uomini di letteratura, tra cui Platone e Giacomo Leopardi.

Il tentativo di affrontare una mole tale di temi e problematiche, però, tende quasi a soffocare il film, che, nonostante ciò, risulta fluido nella sua narrazione anche grazie a una sceneggiatura ben costruita e una buona performance degli attori.

Francesca L. Sanna

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