Scontro tra titani – Recensione

Un remake in salsa hollywoodiana incentrato sulla figura mitologica di Perseo, figlio di Zeus, che si dilunga in effetti speciali già visti piuttosto che puntare sul messaggio di fondo contenuto nei miti greco-romani

(Clash of the Titans) Regia: Louis Le Terrier – Cast: Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen – Genere: Avventura, colore, 118 minuti – Produzione: USA, Gran Bretagna, 2010 – Distribuzione: Warner Bros Italia – Data di uscita: 16 aprile 2010.

scontro-tra-titani“Scontro tra titani” di Louis Leterrier, un remake tanto per cambiare, in una Hollywood sempre più povera di idee che attinge sempre più al fumetto o al già fatto, ma un remake più riuscito dell’originale che, anche per i suoi tempi, non offriva effetti speciali all’altezza, come viene peraltro rimarcato mostrando la civetta meccanica di Atena del primo lungometraggio all’inizio del viaggio di Perseo.

Al centro della storia Perseo (Sam Worthington), figlio di Zeus, le cui avventure sono rimaneggiate in salsa americana, trasformando il mito greco in una lotta fra bene e male, l’uomo contro gli Dei, concetti alieni alle religioni tradizionali d’Europa, ma il film, per spettacolarità e ritmo della sceneggiatura, può essere un’iniziazione, specie per i più giovani, alla scoperta delle enormi ricchezze che il mito greco-romano offre ma che, purtroppo, la scuola trasforma in noia.

Film che nasce con la vocazione del blockbuster e i numeri per riuscire li ha tutti: effetti speciali, avventura e, soprattutto, un mondo mitico il cui fantastico è tutto da scoprire perché, ahimè, poco noto allo spettatore medio ma che, per quanto reinterpretato, ha basi ben più salde dei pretenziosi deliri da ecologismo fasullo post new age di Cameron.

Eppure questa pellicola i presupposti per mandare un messaggio “forte” li avrebbe avuti: se solo, invece di perdersi nel puritano conflitto fra bene e male e nel razionalistico conflitto uomo contro Dei, si fosse ricordato che gli Dei greci sono espressioni delle forze naturali e che sono queste a scatenarsi quando l’uomo cessa di rispettarle. Il Kraken, il mostro assoluto scatenato da Ade, non è la crudele punizione degli Dei invidiosi dell’uomo che si ribella, ma la giusta reazione della natura che non accetta di essere violentata.

Certo, però, che le lobby yankee e non solo quelle, difficilmente avrebbero potuto accettare un messaggio ecologista così “pagano”. Naturalmente “Scontro tra titani” non è adatto a palati fini, ma preso per quello che è non delude, anzi è un eccellente film che potrebbe dare nuova linfa al genere mitologico in voga negli anni 50/60, riscattandolo dall’etichetta di B movie, impresa che non riuscì al primo “Clash of the Titans” nonostante budget e cast di rilievo.

C’è da sperarlo perché il mito greco-romano offre spunti notevoli che potrebbero colmare meglio del fumetto la crisi creativa di Hollywood. La scelta fra 3D e visione normale, in questo caso, spetta puramente allo spettatore, in effetti l’occhiale può stancare e il film può reggersi anche senza l’esasperazione degli effetti, al contrario di altri che esistono sono in funzione del 3D. Chiaramente in 3D ha qualcosa in più, anche se i duelli sono po’ troppo caotici, ma nei combattimenti contro i mostri mitologici ha il suo perché.

A impreziosire il lavoro contribuiscono le interpretazioni di Liam Neeson (Zeus) in lotta con suo fratello, nel mito, Ralph Fiennes (Ade). Ma tutto il cast in generale, così come la regia regge la prova: improvvisazione e incompetenza non hanno spazio nel cinema statunitense, anche quando si tratta di un prodotto commerciale.

Ferdinando Menconi

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