Saturno contro – Recensione

Uno sguardo troppo poco profondo e un po’ compiaciuto sul mondo dei quarantenni e sull’imprevedibilità del destino

Regia: Ferzan Ozpetek – Cast: Stefano Accorsi, Margherita Buy, Pierfrancesco Favino, Luca Argentero, Ambra Angiolini, Serra Yilmaz, Ennio Fantastichini, Isabella Ferrari, Filippo Timi, Michelangelo Tommaso, Milena Vukotic, Luigi Diberti, Lunetta Savino, Benedetta Gargari, Gabriele Paolino – Genere: Drammatico, colore, 110 minuti – Produzione: Italia, 2007 – Distribuzione: Medusa Film – Data di uscita: 23 febbraio 2007.

saturno-controFilm del regista turco, trapiantato in Italia, Ferzan Ozpetek, prodotto dal prolifico e lungimirante duo Gianni Romoli e Tilde Corsi. Il cast è quello delle grandi occasioni, per un film corale che affronta il tema della separazione, sia fisica che sentimentale, unito all’analisi quasi “sociologica” di una categoria: in questo caso i quarantenni.

Era il febbraio del 2007 quando al cinema, accompagnati dalla splendida canzone di Gabriella Ferri “Remedios”, entravamo in casa di Davide (Pierfrancesco Favino) scrittore di favole, e del suo compagno Lorenzo (Luca Argentero), intorno ai quali si raduna un folto gruppo di amici: il bancario Antonio (Stefano Accorsi), sposato con la psicologa antifumo Angelica (Margherita Buy) ma contemporaneamente legato clandestinamente alla fioraia Laura (Isabella Ferrari); Neval (Serra Yilmaz), interprete turca sposata con Roberto (Filippo Timi), poliziotto succube della moglie e poco inserito nel gruppo; Sergio (Ennio Fantastichini), ex compagno di Davide, ma con il quale ha mantenuto un rapporto di amicizia, e Roberta (Ambra Angiolini), amica e collega di Lorenzo, appassionata di astrologia con problemi di droga.

Durante una delle solite cene Lorenzo si sente male ed entra in coma. I suoi amici, che rappresentano in realtà più di una famiglia, seduti su di una panchina d’ospedale, dovranno confrontarsi con l’ineluttabilità che la morte porta con sé, con ciò che inizialmente era solo uno spettro lontano e da ignorare, ma che improvvisamente diventa reale e tangibile. Sicuramente il tema non lascia indifferente nessuno, ma purtroppo quello che maggiormente salta all’occhio del film è la troppa vanità nel trattare l’immagine, che si pasce continuamente di autocelebrazione.

Quello che probabilmente manca al film è la voglia di raccontare nello specifico le conseguenze della perdita. Entriamo sì nell’intimo dei personaggi, ma sempre sentendoci degli intrusi e non dei complici delle loro vicende. Forse un ambiente sociale così “fatato”, costituito da coppie etero e gay medio borghesi e culturalmente inattaccabili, che non faticano a mantenere inalterato il loro equilibrio, nonostante separazioni e tradimenti, rappresenta una terra promessa a pochi eletti.

Serena Guidoni

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