Sacro e profano – Recensione

Sacro e profano – Recensione

Esordio alla regia della diva Madonna, con un trittico di personaggi disperati ed eccentrici

(Filth and Wisdom) Regia: Madonna – Cast: Eugene Hutz, Holly Weston, Vicky McClure, Richard E. Grant, Stephen Graham, Inder Manocha, Shobu Kapoor, Elliot Levey, Francesca Kingdon, Clare Wilkie, Hannah Walters, Ade, Guy Henry, Nunzio Palmara, Tim Wallers, Olegar Fedoro, Gogol Bordello – Genere: Commedia, colore, 81 minuti – Produzione: USA, 2008 – Distribuzione: SACHER – Data di uscita: 12 giugno 2009.

sacro-e-profanoSi può dire che la signora Veronica Ciccone, in arte Madonna, le ha provate proprio tutte. Nel campo artistico si è dilettata tra cantante, ballerina, attrice, scrittrice e ora regista. “Sacro e Profano” (”Filth and Wisdom”) è la pellicola d’esordio della star più famosa di Hollywood. Un triangolo particolare quello dei protagonisti (A. K. – Holly – Juliette) costretti ad adattarsi a lavori “umilianti” per sopravvivere.

Il primo è un musicista che, per poter finanziare il suo gruppo punk-gitano, soddisfa le perversioni sadomaso dei suoi clienti. La seconda è una ballerina classica che, per fare soldi, intraprende una carriera come lap-dancer. L’ultima è una farmacista che sogna di fare la volontaria in Africa e colma la sua insoddisfazione con le pillole. A fare da sfondo una Londra colorata, multietnica, abitata da personaggi folcloristici.

Il film si sviluppa in un altalenante intercalare tra ironia, eccentricità e perfino drammaticità facendo riflettere sulle “due facce della stessa medaglia”, ovvero il “sacro” e il “profano”, per l’appunto. Tra scene bizzarre, musical, video-clip, danza e monologhi filosofici, l’obiettivo sembra quello di mostrare allo spettatore una realtà diversa, che non sia necessariamente sbagliata. Spesso si tende a vivere la vita, rinchiudendola in una gabbia di moralità, imponendo a se stessi di non dire o di non fare certe cose, ma la natura umana a volte semplicemente segue il suo corso.

Il progetto era nato come un cortometraggio, ma tale è stato l’entusiasmo della regista nel dare corpo ai personaggi che ha finito per farli “vivere” più a lungo. Un’opera prima interessante e divertente; forse un po’ debole dal punto di vista registico e visivo, ma comunque sorprendente.

Silvia Caputi

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