S. Darko – Recensione

S. Darko – Recensione

Seguito del fortunato “Donnie Darko”, ispirato alla filosofia del tempo e agli stessi misteri irrisolti del primo film

Regia: Chris Fisher – Cast: Daveigh Chase, Briana Evigan, James Lafferty, Ed Westwick, Elizabeth Berkley, Walter Platz, John Hawkes, Kristina Malota, Jackson Rathbone – Genere: Fantascienza, colore, 103 minuti – Produzione: USA, 2009 – Distribuzione: Moviemax – Data di uscita: 21 agosto 2009.

s-darkoS. Darko sta per Samantha Darko, la sorella più piccola di Donnie, il protagonista del primo mitico film, da cui ha origine questo inaspettato sequel. In effetti nessuno avrebbe mai detto che, dopo la morte di Donnie, la storia sarebbe continuata, investendo la vita di Samantha di strani e inspiegabili avvenimenti. La fine del mondo è di nuovo vicina, e un conto alla rovescia stabilisce il tempo di vita restante in 4 giorni, 17 ore, 26 minuti e 31 secondi.

Samantha (Daveigh Chase) è cresciuta, ed è in viaggio con la sua migliore amica ribelle Corey (Briana Evigan) per evadere dalla Virginia e raggiungere la California. Costrette a riparare a Conejo Springs per un guasto alla macchina ed aiutate dal bad boy della città, Randy Holt (Ed Westwick), saranno turbate da eventi misteriosi il primo dei quali è la caduta di un meteorite vicino al loro motel. Intanto Samantha è afflitta da strani e profetici sogni che sconvolgono anche la sua esistenza cosciente.

Il risultato è una tensione narrativa da cui lo spettatore cerca di uscire, esattamente come in Donnie Darko, ma senza apparenti soluzioni. Gli eventi catastrofici di cui sono protagoniste le due amiche Sam e Corey si collegano stranamente ad un bambino scomparso, ad un veterano della guerra del Golfo disturbato e ad un pericoloso squarcio nella dimensione spazio-temporale. Riordinare i pezzi è talvolta difficoltoso ma sicuramente intrigante e riflessivo.

La sceneggiatura di Nathan Atkins è assolutamente notevole, fatta di dialoghi taglienti e intensi. La regia di Chris Fischer sceglie ancora una volta il fantascientifico tema dei viaggi temporali, degli universi che s’incrociano e della quarta dimensione, perfettamente descritte anche dalle inquietanti musiche di Ed Hancourt. L’obiettivo del regista è quello di proseguire l’esplorazione dei misteri irrisolti che hanno tanto incuriosito il pubblico del primo film e affrontare, dal punto di vista della sorellina traumatizzata, l’affascinante enigma delle dimensioni temporali parallele, che inevitabilmente fanno viaggiare lo spettatore durante la visione.

L’attrice Daveigh Chase, nei panni di Samantha, ha reso molto bene il personaggio della ragazza asociale e sconvolta e d’altra parte nessuno la può dimenticare dopo aver interpretato nel 2002 Samara in “The Ring”. Per non rischiare la confusione e l’incomprensione totali bisogna assolutamente sapere che lo sceneggiatore e regista di Donnie Darko, Richard Kelly, aveva creato un testo chiamato “La filosofia del viaggio nel tempo”, scritto sotto lo pseudonimo di Roberta Sparrow, per spiegare alcuni fenomeni che accadevano nel film. Fisher in “S. Darko” segue nuovamente queste teorie.

L’azione parte dalla formazione di un universo tangente o una realtà parallela all’universo primario in cui viviamo. Questo fenomeno si verifica con l’inspiegabile caduta di un oggetto di metallo fuoriuscito dall’universo primario e giunto nell’universo tangente. L’universo tangente è assai instabile e nel giro di pochi giorni è destinato a collassare. Si forma così un buco nero nell’universo primario che potrebbe distruggerlo. Se l’oggetto non viene riportato al luogo e al tempo a cui appartiene (prima della creazione dell’universo tangente), tutto quello che esiste verrà distrutto. Da qui si deduce che il film si svolge su due piani differenti e sta allo spettatore esperto o curioso riuscire a risolvere la storia, che è un vero e proprio enigma di se stessa.

Eleonora Zilli

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