Rock the Kasbah – Recensione

  • Rock the Kasbah – Recensione
  • Regia: Barry Levinson
  • Cast: Bill Murray, Bruce Willis, Kate HudsonZooey Deschanel, Danny McBride, Scott Caan, Leem Lubany, Fahim Fazli, Taylor Kinney, Beejan Land, Arian Moayed
  • Genere: Commedia
  • Durata: 116 minuti
  • Produzione: USA, 2015
  • Distribuzione: Eagle Pictures
  • Data di uscita: 5 novembre 2015

“Rock the Kasbah”: l’Afghanistan in commedia musicale

Rock-the-Kasbah-recensione-ecodelcinemaL’applicazione di un umorismo stravagante in un contesto di pura tragedia storica è senz’altro un’operazione linguistica di estrema difficoltà, e non senza precedenti illustri: basti pensare a due pilastri della storia del cinema come “Il grande dittatore” di Charlie Chaplin e “M.A.S.H.” di Robert Altman.

L’accoppiata formata da Barry Levinson (regista premio Oscar nel 1989 per “Rain Man”) e dallo sceneggiatore Mitch Glazer riesce nell’impresa solo in parte: se la commedia regge piuttosto bene in certi momenti autonomi – principalmente per merito della performance esuberante di Bill Murray – finisce per collassare proprio là dove si sarebbe dovuta fare più coesa la struttura narrativa: la questione del talent show musicale in territorio afghano, per quanto connessa a una realtà effettivamente esistente, viene canalizzata infatti in una vena di eccessivo patetismo e in una prospettiva occidentalista alla lunga nauseante.

La vicenda è focalizzata sulla disavventura di un manager musicale, Bill Murray, alla ricerca di una svolta per la propria carriera: svolta che sembra prendere forma nell’idea di condurre una sua cantante – una Zooey Deschanel più spigliata e aggressiva del solito – a Kabul, per farla esibire davanti ai militari; ma la cantante fugge subito, lasciando il manager senza soldi né passaporto. Innescato il motore narrativo, una serie di rocamboleschi avvenimenti conduce Bill Murray a fare la conoscenza di una prostituta americana d’alto bordo con cui entra in affari, a subire le minacce di uno stentoreo Bruce Willis nei panni ormai classici del mercenario, a girovagare per l’Afghanistan in compagnia di un tassista che idolatra l’Occidente e a scoprire il talento vocale cristallino di una giovane donna ingabbiata in un villaggio Pashtun: la partecipazione rivoluzionaria di questa ragazza al programma musicale “Afghan Star” – contro ogni forma di repressione patriarcale e in nome del talento artistico – sarà da un certo punto in poi l’obiettivo unico e imprescindibile del bizzarro manager.

“Rock the Kasbah”: il vuoto attorno a Bill Murray

La musica – sin dal titolo, che ricalca quello di una celebre canzone dei Clash – è elemento imprescindibile della stridente rappresentazione: la realtà di guerra vissuta in Afghanistan, con il continuo rischio di saltare in aria o di finire in mezzo a una scarica di mitragliatrice, è rielaborata in chiave umoristica essenzialmente in relazione a due paradossali esibizioni musicali: la prima, quella della musicista rock che fugge subito a gambe levate, è l’innesco fondamentale dell’improbabile viaggio in Afghanistan; la seconda, quella della giovane donna che partecipa al talent show “Afghan Star” – qualcosa di molto simile a uno scimmiottamento di “American Idol” – è il fulcro della seconda parte del racconto, offrendo nel brutale contrasto tra la condiscendenza affaristica del manager e la ostile chiusura della tribù dei Pashtun diversi spunti comici nei dialoghi improvvisati.

Un meccanismo costruito attorno al personaggio di Bill Murray, mattatore unico della commedia nei suoi tratti comportamentali eccentrici e nell’abituale espressione facciale ibrida, commistione sempre straordinariamente efficace di comicità travolgente, fragilità emotiva e cinismo disincantato: ma a non funzionare è tutto ciò che gira attorno a Murray, in una forzatura espressiva che investe sia gli stessi attori secondari, tra i quali l’unica “spalla” all’altezza è la Deschanel (il cui personaggio viene però ben presto eliminato), sia la messa in scena generale, fluttuante e priva di identità nell’innesto tendenzialmente fallimentare di un registro ironico leggero su uno scenario distruttivo.

Marco Donati

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