Ribelle – The Brave – Recensione

“L’arco è il mio e lo gestisco io” grida la rossa pasionaria Merida. Svolta femminista per la Disney-Pixar

(Brave) Regia: Mark Andrews – Cast: Reese Witherspoon, Emma Thompson, Billy Connolly, Julie Walters, Kevin McKidd – Genere: Animazione, colore, 93 minuti – Produzione: USA, 2012 – Distribuzione: Walt Disney – Data di uscita: 5 settembre 2012.

ribellethebraveDoveva prima o poi arrivare il momento in cui la Disney, dopo tonnellate di eroi maschili impavidi combattenti ed incantevoli fanciulle alla ricerca dell’amore, prendesse una svolta femminista, raccontando le gesta di una principessa anticonformista e infallibile arciera, interessata più a scorrazzare sul suo cavallo e ad arrampicarsi su alture scoscese più che a suonare l’arpa, a declamare versi o accudire un marito assegnatole da altri.

Siamo nella Scozia medievale, ed il mastodontico re Fergus e la regina Elinor hanno una primogenita, Merida dalla folta e ribelle chioma rossa, che, secondo tradizione, dovrebbe andare in sposa ad uno dei figli dei nobili locali per consolidare il potere della monarchia. Ma Merida di corsetti e protocolli non ne vuol sentire parlare e così scappa e si rivolge ad una strega pasticciona per cambiare il suo destino.

Al 13° lungometraggio firmato con la Pixar, la Disney porta sullo schermo il rapporto di una madre con la figlia e con tre donne (la principessa, la regina, la strega) che relegano sullo sfondo gli uomini, ridotti a poco più di macchiette.

Una storia in cui il nemico da sconfiggere, più che il gigantesco orso bruno che terrorizza il villaggio, è l’infelice destino prestabilito dalle consuetudini maschili che attende Merida. Dal punto di vista tecnico, i confini raggiunti dall’animazione in “Ribelle – The Brave” sono impressionanti, soprattutto nelle scene in cui la principessa è immersa negli scenari naturalistici scozzesi, riprodotti con una fedeltà tale da non poter rientrare nella categoria cartoni animati. Non convince, invece, pienamente l’utilizzo del 3D, che rischia di creare confusione nello spettatore soprattutto nelle numerose scene buie. A testimonianza, infine, che si tratta di un prodotto Pixar, più che Disney, sono le esigue parentesi cantate nel film, a favore di musiche trionfali più consone ad un kolossal storico/fantasy.

Vassili Casula

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