Revolutionary Road – Recensione

Revolutionary Road – Recensione

Dopo “American Beauty”, Sam Mendes torna a parlare dell’ipocrisia e del senso di soffocamento che si cela dietro il paventato perbenismo di certi matrimoni

Regia: Sam Mendes – Cast: Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, Michael Shannon, Kathy Bates, David Harbour – Genere: Drammatico, colore, 119 minuti – Produzione: USA, 2008 – Distribuzione: Universal Pictures – Data di uscita: 30 gennaio 2009.

revolutionary-roadUn lavoro sicuro, due figli incantevoli, una bella macchina e una nuova casa spaziosa adagiata su una tranquilla collina e circondata da un perfetto prato all’inglese. I coniugi Frank e April Wheeler (Leonardo di Caprio e Kate Winslet) sembrano una perfetta famiglia nell’America anni ’50, in cui superati i traumi del secondo conflitto bellico, la nascente borghesia si ritrova a sguazzare tra il benessere, la sicurezza e il conformismo. Ma gli Wheeler si sentono diversi.

Per loro la monotonia, le convenzioni, il quieto vivere sono quanto di più lontano dal loro ideale di vita di coppia, dalle loro aspirazioni personali. O almeno così continuano a ripetersi. April, in particolare, donna inquieta e con grandi aspettative dalla vita, comincia ad accusare il suo ruolo di moglie/mamma casalinga ed è spaventata che il loro rapporto si possa trasformare in passivo e banale come quello dei loro amici Campbell. Così propone a Frank di trasferirsi a Parigi, visto come luogo dove ritrovare stimoli e fuggire dal “vuoto senza speranza” in cui il suo matrimonio sembra essere caduto.

L’iniziale entusiasmo per il progetto si scontra ben presto con le titubanze di Frank, spaventato dal perdere quello che aveva per ricominciare da zero, lo scetticismo di amici e colleghi e soprattutto una nuova inattesa gravidanza che April vive come la fine del suo sogno e la pietra tombale della sua piena realizzazione come donna.

“Revolutionary Road” tratto dal romanzo culto di Richard Yates del 1961, e da molti considerato “Il Grande Gatsby” del dopoguerra per l’efficacia nel descrivere le ambizioni e lo struggimento di un epoca, rappresenta per il regista, premio Oscar, Sam Mendes la possibilità di tornare a raccontare, dopo “American Beauty” e con maggiore incisività, le frustrazioni, le bassezze e i compromessi che il matrimonio spesso nasconde.

A differenza del celebrato film con Kevin Spacey però, Mendes rinuncia a qualche trucco stilistico un po’ ruffiano per concentrarsi su una corrosiva e più convincente ricostruzione della provincia americana e lasciare tutto il palcoscenico ad un cast in stato di grazia. Oltre ai due protagonisti, che avevamo lasciato giovanissimi nelle gelide acque dell’Atlantico, accanto al relitto del Titanic e che ritroviamo ormai attori veri (la Winslet una spanna sopra Leo), si segnalano le prove di Kathy Bates nel ruolo di un’ipocrita venditrice di case che si finge amica degli Wheeler e di Michael Shannon in quello del di lei figlio, rinchiuso in un manicomio per alcune intemperanze ma in realtà l’unico personaggio spoglio da ogni ipocrisia e forse per questo considerato un fastidioso picchiatello.

Vassili Casula

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