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Recensione “Money shot: la storia di Pornhub”, su Netflix il documentario su uno dei più celebri siti web

Approdato il 15 marzo su Netflix, il documentario “Money shot: la storia di Pornhub” si occupa di tracciare un quadro etico e legale sul lavoro della più nota piattaforma di pornografia del web, fondata nel 2007 e divenuta in poco tempo un’azienda milionaria. Dando spazio ai “professionisti del settore” e dedicando ampio spazio allo “scandalo legale” che ha investito l’azienda nel 2020.

Indice

Money Shot: la storia di Pornhub – tutte le informazioni

la locandina internazionale del documentario “Money shot: la storia di Pornhub”

Trama

Il documentario, approdato su Netflix a metà di questo marzo 2023, racconta la storia di Pornhub, dal punto di vista di alcuni/e sex workers che hanno costruito il proprio successo economico sulla piattaforma, in veste di “content creators”, ma anche l’altra faccia della medaglia, quando nel 2020 il sito ha dovuto affrontare una battaglia legale inerente ai contenuti caricati da “utenti non verificati” sulla propria piattaforma.

Recensione “Money shot: la storia di Pornhub”, su Netflix il documentario su uno dei più celebri siti web

Crediti

  • Titolo originale: Money shot: the Pornhub story
  • Regia: Suzanne Hillinger
  • Cast: Gwen Adora, Asa Akira, Siri Dahl, Allie Knox
  • Genere: Documentario
  • Durata: 94 min.
  • Paese di produzione: USA, 2023
  • Distribuzione: Netflix

Recensione

Il film documentario della regista statunitense è un viaggio nel macrocosmo del più grande portale di pornografia del web, una cavalcata nella storia di Pornhub. Una storia, riassunta brevemente, dalla sua nascita nel 2007 alla sua rapida scalata nella visibilità dei motori di ricerca.

Il prodotto, vietato ai minori di 16 per gli argomenti che propone, più che per i contenuti (non troppo) espliciti che mostra, si pone come “democratico” ma un po’ generico “ago della bilancia” sul dietro le quinte del più grande “raccoglitore” di pornografia del web, o quanto meno su quello più celebre, fino alla annosa questione legale che ha investito il sito nel 2020.

Dando spazio alle “sex workers” che hanno fondato la propria fortuna attraverso il portale ModelHub, ovvero quello spazio del sito che è a pagamento, attraverso il quale le/i “content creators” possono caricare i propri video di esibizione e trarne vantaggio economico, il film evidenzia il confine che solca la pornografia consapevole e professionistica da quella zona buia che è invece l’immissione di materiale pornografico “amatoriale” o comunque non legale.

Giudizio finale: obiettivo riuscito o meno?

Il film si concentra, senza farsi mai riflessione critica o (a)morale, sulla consapevolezza e la gioiosa professionalità delle “sex workers” (un tempo note come “porno star”) di costruirsi un “destino economico” autonomo, stando quindi distanti dalla mercé della case di produzione e avviando una sorta di “primordiale” lavoro sessuale su piattaforma, anticipando di un decennio spazi come Only Fans.

Se c’è un problema, però nella pellicola della Hillinger, che pure scorre godibile nei suoi poco più di 90 minuti, è la mancanza di una effettiva capacità di approfondimento sulla questione morale ed etica del contenuto e del suo contenitore, limitandosi a raccontare i fatti di una disputa tra la “caccia alle streghe” avviata via social e poi proseguita anche da testate giornalistiche di rilievo.

Una crociata che portò il sito di Pornhub a rimuovere una enorme massa di contenuti, caricati da “utenti non verificati”, riducendo, così, nettamente anche le proprie entrate generate da un traffico che, spesso, si fondava proprio su materiale caricato da “anonimi”.

E’ proprio in questa “zona buia” che il documentario avrebbe potuto affondare i colpi dell’inquietudine, affrontando questioni – solo vagamente accennate – come pedopornografia, revenge porn e la condivisione di materiale video/foto non autorizzato (anche per motivi di Copyright, di video presi da siti a pagamento esterni), invece si limita a fare il compitino.

Una sorta di ritratto che contiene al suo interno un immaginario tra “diavolo ed acqua santa”, in cui si sottolineano anche le operazioni di “beneficienza” del sito (come i fondi stanziati in alcuni casi di sostegno pubblico o il “supporto” dei contenuti gratuiti durante la pandemia), che però si figurano essere come una sorta di “tornaconto” per la propria immagine, atta ad incrementare ulteriormente la fidelizzazione di un enorme massa di fruitori.

Quindi, al giudizio finale, si può parlare di un prodotto “a mezzo servizio”, che offre forse più argomenti e temi sul piatto, ma non va mai particolarmente in profondità, offrendo pochi spunti di riflessione concreti e limitandosi ad un quadro generico ed essenziale sul mondo del lavoro pornografico (cosa già fatta da altri prodotti analoghi, come “After Porn Ends”, di cui vi sono due sequel) e sul dietro le quinte del più grande sito “di sollazzo” del web, tra luci ed ombre.

Trailer

Di seguito vediamo il trailer del documentario “Money shot: la storia di Pornhub”, disponibile su Netflix dal 15 marzo 2023.

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David M. Scortese

David M. Scortese

Appassionato di cinema fin dall'adolescenza, studia recitazione teatrale e cinematografica, è attivo in teatro e in opere audiovisive, cortometraggi e prodotti per il web.

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