Rain Man – L’uomo della pioggia – Recensione

Una pellicola famosa in tutto il mondo grazie all’interpretazione di Dustin Hoffman nei panni di un uomo autistico

(Rain Man) Regia: Barry Levinson – Cast: Dustin Hoffman, Tom Cruise, Valeria Golino, Gerald R. Molen, Michael D. Roberts – Genere: Drammatico, colore, 140 minuti – Produzione: USA, 1988 – Distribuzione: UIP.

rain-man“Rain Man – L’uomo della pioggia”, con Tom Cruise e Dustin Hoffman, film del regista Barry Levinson, vincitore di quattro premi Oscar e dell’Orso d’Oro a Berlino, tocca le corde del cuore degli spettatori, puntando ai fiumi di lacrime inevitabili. Il lavoro è una sorta di road movie che racconta un viaggio da Cincinnati a Los Angeles di due fratelli: Charlie Babbit (Tom Cruise), un commerciante d’auto, e Raymond (Dustin Hoffman), uomo autistico e genio matematico.

Fallimento e voglia di riscatto, sono questi i temi principali di “Rain Man – L’uomo della pioggia”, dove tutto è affrontato con estrema e quasi stucchevole superficialità, senza mai addentrarsi davvero nella fragile psicologia dei personaggi. L’opera, grazie ad una strepitosa interpretazione di Dustin Hoffman (una delle migliori della sua lunga carriera cinematografia), emoziona divertendo e commuovendo, mantenendosi però, come detto, sempre su un livello di politicamente corretto.

Certo è che, pur avendo il merito di portare sullo schermo un problema grave come l‘autismo, lo si sfrutta in modo fin troppo ruffiano; senza indagare a fondo la devianza. La narrazione infatti è quella che ci si aspetta in una pellicola dai toni tragici come questa: tutto procede in modo lineare fino alla scontata risoluzione finale. Anche le azioni dei protagonisti sono quelle che ti aspetti da un fratello piccolo e sano nei confronti di un fratello più grande e diversamente abile.

Il film è diventato un classico, se non del grande, del piccolo schermo, considerate le milioni di volte in cui è passato in televisione. Per essere solo per un istante nazionalisti, bisogna sottolineare l’interpretazione (non proprio eccelsa!) dell’attrice Valeria Golino, che tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta era davvero lì lì per diventare una diva di Hollywood.

Isabella Gasparutti

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