Racconti d’amore – Recensione

Racconti d’amore – Recensione

Quattro capitoli sull’amore al tempo della Resistenza

Regia: Elisabetta Sgarbi – Cast: Michela Cescon, Andrea Renzi, Ivana Pantaleo, Laura Morante, Sabrina Colle, Tony Laudadio, Anna Oliviero, Toni Servillo, Elena Radonicich, Rosalinda Celentano, Anna Oliviero, Maurizio Giberti – Genere: Drammatico, colore, 75 minuti – Produzione: Italia, 2013.

racconti-d'amoreElisabetta Sgarbi firma il lungometraggio “Racconti d’amore”, presentato nella sezione CinemaXXI del Festival Internazionale del Film di Roma 2013. Si tratta di un’opera composta da quattro racconti di cui ognuno ispirato a testi letterari e incentrato sul tema dell’amore ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Accanto all’amore, ad essere descritta è la Resistenza italiana nel basso ferrarese. Ecco che i protagonisti delle quattro storie sono, dunque, due partigiani, amanti, ricordati dalla loro figlia molti anni dopo; un fuggiasco portato in salvo da due donne attraverso i canali del Delta; il fantasma di Micol Finzi Contini, una donna ebrea di cui si ripercorre l’infanzia prima della deportazione; un pescatore di Pila che rimane impigliato nella rete della sua illusione, convinto che il suo amore per la donna più bella del villaggio sia corrisposto.

A dar voce e volti a questi personaggi sono grandi interpreti, tra cui Laura Morante, Michela Cescon, Tony Laudadio, Rosalinda Celentano, Toni Servillo. La recitazione, forte e quasi teatrale, si mescola alle musiche di Franco Battiato, che suggestionano e amplificano la visione delle immagini attraverso suoni lunghi ed echi.

Non ci sono solo racconti d’amore, ma anche testimonianze vere e proprie di un’epoca. Se nel primo episodio, intitolato “Tra due cieli”, la recitazione degli attori si fa più forte e si sente lo sforzo di mettere in scena un testo letterario, originariamente nato per vivere su una pagina bianca, negli ultimi tre (“La fornace, “Micol”, “L’illusione”), invece, la parola degli attori si mette da parte per lasciare il posto a un’espressività fatta di sguardi; questa volta gli attori recitano e interpretano il testo letterario senza dirlo, aiutati, nel farlo, da tempi lunghi e dalle suggestioni delle immagini.

Notevole è, inoltre, il lavoro del montaggio che si evince guardando il film. Nonostante il lungometraggio sia scandito in quattro episodi differenti, non si ha mai una sensazione di rottura tra di essi, anzi. Ogni racconto risulta concatenato agli altri in una fluidità che fa da collante tra le storie, dando quasi l’impressione di un unico piano sequenza; in realtà ‘l’effetto connessione’ è dato dal ritorno degli stessi luoghi in ogni episodio; la spiaggia che vediamo nel primo ricorre anche nei successivi, come a voler dare la sensazione, per ogni racconto, di ricominciare dallo stesso punto partenza.

Francesca L. Sanna

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