Quella casa nel bosco – Recensione

Quella casa nel bosco – Recensione

Pellicola horror che indaga le strutture e le convenzioni del genere, senza mancare tuttavia di momenti di suspense e di tensione

(The Cabin in the Woods) Regia: Drew Goddard – Cast: Richard Jenkins, Bradley Whitford, Jesse Williams, Chris Hemsworth, Fran Kranz, Kristen Connolly, Anna Hutchison – Genere: Horror, colore, 95 minuti – Produzione: USA, 2011 – Distribuzione: M2 Pictures – Data di uscita: 18 maggio 2012.

quella-casa-nel-boscoScegliere un soggetto visto e stravisto in molti horror e costruirci un film che, oltre a mettere paura, ribalta la consueta prospettiva dello spettatore, giocando con esso attraverso una serie di citazioni e di rimandi, era stato già fatto nel 1996 con l’epocale “Scream” dal veterano Wes Craven, che aveva risvegliato il genere dal torpore causato dai fasti e dagli eccessi del decennio precedente.

Undici anni dopo, Drew Goddard e Josh Whedon, già regista e sceneggiatore di serie di successo con “Buffy l’Ammazzavampiri” e “Lost”, provano a giocare ancora più rischioso, destrutturando gli stessi meccanismi alla base del coinvolgimento emotivo dello spettatore, e, utilizzando il topos per eccellenza, la casa sperduta nel bosco, frullano trent’anni e passa di horror in un film imperfetto ma assolutamente godibile per i frequentatori del genere.

Un bello palestrato, una bionda sexy, la sua amica introversa, un intellettuale e un fattone si ritrovano per un weekend party in uno sperduto chalet in mezzo ai boschi. Contemporaneamente vediamo i cinque giovani spiati da un grande centro regia che sembra quasi controllarne e guidarne le azioni e i comportamenti, con lo scopo di realizzare un classico film di paura. Ovviamente qualcosa non va nel verso giusto e sono guai per tutti.

È praticamente impossibile ricordare tutti i film che vengono, in maniera più o meno sfacciata, omaggiati con una citazione (“La Casa” di Raimi e “The Truman Show” in primis, ma anche “Non aprite quella Porta” “Venerdi 13”, “Hellraiser”, “The Grudge”, “The Cube” e chi più ne ha, ne metta) ma è comunque un gioco che tiene ben sveglio lo spettatore anche grazie ad un grande lavoro di sceneggiatura, cosa inusuale per il genere. Ovviamente non mancano neanche siparietti splatter e qualche sussulto sulla poltrona, ma a farla da padrone è l’ironia e la capacità di giocare con gli stereotipi.

Chi scrive, ama gli horror che lasciano poco spazio alle battute e alle risate, per quanto possano essere intermezzi o semplici prese di fiato dalla tensione, ma una volta capito il manifesto d’intenti dell’autore, più interessato ad entrare nei meccanismi che regolano un film horror che al suo impatto sui nervi dello spettatore, non si può non apprezzare quest’operazione di meta cinema.

Il finale forse alza eccessivamente la mira, tingendosi di apocalittico con una folle e spassosissima riproposizione del mito pandoriano, ma è certo che da un parte ne decreterà lo status di culto tra gli horrorofili e di boiata pazzesca tra tutti gli altri.

Vassili Casula

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