Quei bravi ragazzi – Recensione

Quei bravi ragazzi – Recensione

Robert De Niro, Joe Pesci e Ray Liotta in un affresco quotidiano sulla malavita newyorkese di Martin Scorsese

(Goodfellas) Regia: Martin Scorsese – Cast: Robert De Niro, Ray Liotta, Joe Pesci, Lorraine Bracco, Paul Sorvino – Genere: Drammatico, colore, 146 minuti – Produzione: USA, 1990 – Distribuzione: Warner Home Video – Data di uscita: 20 Settembre 1990.

quei-bravi-ragazzi“Quei bravi ragazzi”, è, e resta a distanza di tempo, una pellicola assolutamente godibile, che merita di essere vista e rivista e che può essere considerata un cult a tutti gli effetti. Joe Pesci, Robert De Niro e soprattutto Ray Liotta sono i “bravi ragazzi” di Martin Scorsese, che contribuiscono con la loro prova ad accrescere il valore di questo gangster movie, tratto dal romanzo “Wise Guys” di Nicholas Pileggi (che ha realizzato anche la sceneggiatura). Lo stile di Scorsese, lucido nel raccontare la malavita dei quartieri di New York e la normalità che in certe situazioni acquista la violenza, è impeccabile come sempre.

I dialoghi sono preziosi nel mostrarci la delinquenza, piccola e media, nella sua quotidianità, così come avvincente è la “scalata” di Henry Hill (Ray Liotta) che, da adolescente protetto da un boss locale, ha come massima aspirazione quella di diventare membro della “Famiglia”, senza rendersi conto dell’onda di crudeltà che lo travolge, lasciandolo senza scampo. Henry scopre che la “Famiglia”, nella quale ha fatto di tutto per entrare, si rivela infine una trappola mortale, da cui si può uscire solamente tradendo e che anche i propri comportamenti, dettati dall’inganno, dall’uso smodato di droga e dall’incapacità di discernere il bene dal male, non fanno altro che ritorcersi contro di lui.

Non esistono buoni e non c’è redenzione e i “bravi ragazzi” sono tali solo per il senso del dovere con cui gestiscono gli affari (come un lavoro vero e proprio) e per il modo in cui trattano i propri cari (non facendo mancare nulla a moglie e amanti). Meritatissimo il Premio Speciale per la Regia a Scorsese al Festival di Venezia 1990, così come l’Oscar nel 1991 come Miglior Attore non Protagonista per Joe Pesci, eccellente nell’interpretare la violenza fatta persona.

Fabiana Girelli

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