Quando c’era Marnie – Recensione

Quando c’era Marnie – Recensione

  • Titolo originale: Omoide no Marnie
  • Regia: Hiromasa Yonebayashi
  • Cast: Sara Takatsuki, Kasumi Arimura, Nanako Matsushima, Susumu Terajima, Toshie Negishi
  • Genere: Animazione
  • Produzione: Giappone 2014
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Data di uscita: 24 agosto 2015

Un lungometraggio d’animazione in grado di far riflettere anche i più piccoli

marnieAppare lampante lo spessore che caratterizza il film d’animazione “Quando c’era Marnie”. Oltre che dal punto di vista contenutistico, degna di nota è la gestione della narrazione, capace di preservare l’intreccio del libro “Where Marnie was there” di Joan G.Robinson, da cui è il film è tratto. Flashback e rimandi sonori sono dosati e distribuiti in maniera magistrale durante il lungomatraggio e fanno sì che la sua comprensione avvenga solo ed esclusivamente alla fine. Il regista Hiromasa Yonebayashi ha saputo ricollocare la coinvolgente storia di Anna in Giappone, precisamente ad Hokkaido, senza tradirne lo spirito.

Il dolore che Anna cova durante tutta la storia sembra cominciare a lenirsi e poi sparire del tutto grazie alla presenza di Marnie. Anna – e con lei lo spettatore – si avvicina a Marnie da una parte per mezzo di un remoto ricordo forse mediato dall’immaginazione, dall’altra attraverso il resoconto della verità dei fatti da parte della donna che insieme ad Anna amava dipingere e ritrarre la “villa al di là dell’acquitrino”, la dimora di Marnie. Il mistero che avviluppa la bimba che vive nelle fantasie e nei sogni di Anna acquista una forma sorprendente solo in conclusione, nel momento in cui la zia le consegna la foto della villa con la firma di Marnie che la piccola Anna, orfana, teneva stretta in mano nel momento in cui le è stata affidata.

Ben curati nonchè funzionali a far penetrare lo spettatore nell’animo della protagonista sono i passaggi dalla dimensione reale a quella della fantasia/immaginazione/ricordo.

Un saldo spessore contenutistico per il lavoro dello studi Ghibli

Il fulcro tematico della storia risiede nel legame che si instaura tra le tre bambine del lungometraggio: Anna, Marnie e la bimba appena trasferitasi nella villa. Le tre sono accomunate da un bisogno viscerale di compagnia, di attenzioni, di condivisione: detto in una sola parola, di amicizia. Ed è proprio la relazione più umana tra tutte la protagonista indiscussa del lungometraggio d’animazione; è l’amicizia il mezzo attraverso cui vincere ogni forma di difficoltà, di dolore e di reticenza verso il mondo, come accade persino al conducente dell’imbarcazione del lago rinomato per il suo silenzio.

Degno di lode il filo che il regista ha saputo costruire fra il diario di Marnie, la bimba appena trasferitasi nella villa e l’immaginario di Anna.
Infine, pregnante risulta anche il finale capace di consegnare una riflessione profonda agli spettatori. Dunque un lungometraggio d’animazione educativo e formativo non solo per i più piccoli ma anche per gli adulti.

Marianna Cifarelli

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