Qualunquemente – Recensione

Qualunquemente – Recensione

Dopo un lungo battage pubblicitario iniziato in autunno, finalmente in sala il divertente “Qualunquemente”, esordio sul grande schermo di Cetto La Qualunque, fortunato personaggio creato da Antonio Albanese, più che mai attuale, in un’Italia dove ‘u pilu’ imperversa in ogni settore

Regia: Giulio Manfredonia – Cast: Antonio Albanese, Nicola Rignanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Davide Giordano, Luigi Maria Burruano – Genere: Commedia, colore, 96 minuti – Produzione: Italia, 2011 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 21 gennaio 2011.

qualunquementelocCon “Qualunquemente” Antonio Albanese porta sullo schermo uno dei suoi più amati personaggi televisivi, Cetto La Qualunque, in una pellicola in cui si ride tanto, ma a pensarci bene si potrebbe pure piangere, visto e considerato che Cetto, re dell’ignoranza e dell’illegalità, ci ricorda fin troppo da vicino gran parte della nostra classe politica, più che mai impegnata a mercificare il proprio consenso.

Scritto a quattro mani da Albanese e da Piero Guerrera, il film è il frutto di una lunga gestazione, dovuta alle giuste riserve con le quali gli autori hanno affrontato il progetto, non volendo che il tutto si limitasse allo sfruttamento cinematografico di Cetto, bensì al suo coinvolgimento in un contesto narrativo ben più ampio in cui doveva fungere da fulcro. Così i due autori hanno lavorato sodo al testo, al quale ha collaborato anche Giulio Manfredonia, il regista, costruendo attorno a Cetto, personaggio surreale, un mondo più che reale, dove l’elezione del nuovo sindaco è l’occasione per i malavitosi del posto per proporre un ‘galantuomo’ da opporre al povero candidato De Santis, troppo amante della legge.

Uno dei motti del Cetto, ‘I have no dream, ma mi piace u pilu!’, è decisamente attuale, così come è attuale, e allo stesso tempo universale, la tracotanza con la quale ritiene di poter maltrattare il suo avversario politico, o di poter trasgredire la legge.

“Qualunquemente” racconta, attraverso il registro comico, i drammi di un’Italia allo sbando, dove c’è comunque ancora spazio per l’ottimismo. La comicità di Albanese è spiazzante, la naturalezza con la quale fa muovere Cetto, nella calabra ‘Marina di sopra’, frutto sì di fantasia, ma concreto emblema del Sud più decadente, abbruttito dalla cementificazione abusiva e dallo scarso rispetto delle risorse naturali, è superba.

Purtroppo i voti di scambio e i brogli elettorali hanno fatto parte del nostro paese fin dagli albori di una repubblica dove, ad essere onesti, il popolo non è mai stato sovrano, e per di più, forse perché assuefatti al malcostume, il buffone di turno, seppur volgare e scostumato, attira quantomeno la nostra simpatia. ‘U pilu’ poi è sempre stato ‘u pilu’, per ricchi e poveri, belli e brutti, politici e non.

Un complimento particolare va fatto a Roberto Chiocchi che ha curato i costumi: i completi di Cetto per la campagna elettorale sono superlativi, e anche l’abbigliamento degli altri protagonisti è sicuramente ‘fantasioso’. La ‘Banda Osiris’ ha realizzato delle musiche effervescenti, che danno ritmo al racconto, mentre la divertente ‘Qualunquemente’, cantata dallo stesso Albanese, è una rilettura di Cetto del brano ‘Onda calabra’, di Peppe Voltarelli e del gruppo ‘Il parto delle nuvole pesanti’.

I novantasei minuti volano veloci, tra una risata e l’altra: bravissimo Albanese, artista versatile e fantasioso, vero professionista della recitazione, che ci fa ridere con intelligenza dei nostri stessi guai.

Consigliamo il film a tutti, perché mai come ora abbiamo bisogno di divertirci!

Maria Grazia Bosu

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