Posti in piedi in paradiso – Recensione

Posti in piedi in paradiso – Recensione

Per fortuna che Giallini c’è!

Regia: Carlo Verdone – Cast: Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Micaela Ramazzotti, Nadir Caselli – Genere: Commedia, colore, 119 minuti – Produzione: Italia, 2012 – Distribuzione: Filmauro – Data di uscita: 2 marzo 2012.

postinpiediinparadiso“God bless Marco Giallini”, dovrebbe essere il mantra di Carlo Verdone, che sembra aver trovato l’attore in grado di sopperire, almeno in parte, ai sempre più macroscopici buchi di sceneggiatura e alle ingenuità registiche che, film dopo film, sembrano moltiplicarsi probabilmente per l’inevitabile rincoglionimento senile del (ei fu) grande Carlo.

Infatti, dopo il suo esordio come fratello cocainomane di Verdone in “Io, loro e Lara” (personaggio tra l’altro salvifico nel film), Giallini assurge al ruolo di co-protagonista insieme allo stesso Verdone e a Pierfrancesco Favino e sbaraglia letteralmente la concorrenza. Ancora una volta con un ruolo sopra le righe, drogato di viagra invece che di polvere bianca per via del suo lavoro da gigolò per signorotte ben stagionate, Giallini si ritrova a dividere un fatiscente appartamento con altri due falliti, Favino, ex critico cinematografico ridotto a scrivere di gossip e Verdone, produttore musicale in disgrazia che svende su ebay memorabilia rock ed abita nel retrobottega del suo negozio di vinili. Tutti hanno alle spalle matrimoni falliti con prole e consorti da mantenere, faticosamente. Tra goffi tentativi di rifarsi una vita sentimentale ed espedienti per sbarcare il lunario, i tre troveranno proprio nei figli un’ancora di salvezza.

Come successo per i suoi ultimi film, Verdone sbandiera una presunta ispirazione monicelliana che lo porta ad affrontare temi sociali (questa volta il dramma emotivo ed economico dei padri separati) nel contesto di una commedia, ma ancora una volta sono i siparietti da slap stick comedy, che tra l’altro non sono mai stati il suo cavallo di battaglia, a tenere a galla la pellicola e a garantire qualche risata, senza mai minimamente richiamare la cattiveria del Maestro viareggino. Ed in questi, appunto, Giallini è letteralmente scatenato con gag verbali e mimiche che rinverdiscono ed aggiornano l’iconografia comica del romano cialtrone ed inaffidabile. Ma purtroppo non c’è solo Giallini. E così, se Favino tutto sommato se la cava, caricaturizzando il suo personaggio mucciniano con tanto di esplicita citazione, Verdone arranca soprattutto perche sovraccaricato di melense scene paterne molte delle quali mediate con l’occhio di una webcam (che grande novità!!) e zavorrato dalla Ramazzotti, ennesima e scialba riproposizione della donna incasinata ed isterica che si mette al suo fianco in quasi tutti i film.

Con l’aggravante che la Sig.ra Virzì riesce persino a rovinare la scena dominata dalla Ghost Song dei Doors (e chissà quanto sarà costata di diritti…) con un soporifero striptease. Passando ad un piano puramente estetico, non si può non citare la quasi esordiente Nadir Caselli, la cui avvenenza mette però ancora una volta la sciatteria del regista incapace di valorizzare (senza entrare nei dettagli anatomici) un topless da standing ovation.

Vassili Casula

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