Perfetti sconosciuti – Recensione

Perfetti sconosciuti: siamo tutti frangibili

perfetti sconosciuti
Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese nasce da una frase di Gabriel Garcia Marquez, secondo il quale ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta.

La storia prende le mosse da un gruppo di amici di lunga data, tre coppie ed uno ’scompagnato’, che si ritrovano a cena ed Eva, la padrona di casa (Kasia Smutniak); quest’ultima propone un passatempo pericoloso: nel corso della cena tutti dovranno rendere pubblici le telefonate, i messaggi e le mail ricevute sul proprio cellulare.

Parte così un gioco al massacro, in cui ciascuno si scopre diverso da ciò che sembrava ed emergono segreti inconfessabili….

Cosa succederebbe se le Sim dei nostri cellulari si mettessero a parlare?

Il tema del film è assolutamente attuale, ed insinua il dubbio in ciascuno di noi: conosciamo davvero chi ci sta accanto? Nulla è davvero come sembra e il cellulare, da cui siamo diventati inseparabili, è diventato la scatola nera a cui abbiamo affidato il nostro io, i segreti più inconfessabili.
Il Pin protegge il castello che ci siamo costruiti, ma basta poco per far crollare tutte le nostre certezze e sconvolgere la nostra esistenza.
Nessuno può davvero sentirsi al riparo, siamo tutti ‘frangibili’. Ma vogliamo davvero sapere?

Perfetti sconosciuti, verità nascoste dietro le apparenze

Con “Perfetti sconosciuti” Genovese torna a parlare dell’apparenza, così distante dalla realtà. Come in “Una famiglia perfetta”, una cena è l’evento conviviale che, riunendo i commensali, fa emergere verità nascoste e pericolose, conflitti, vizi e segreti che rendono tutto diverso da come appariva.
“Perfetti sconosciuti” non è un atto di accusa contro i social, né contro la tecnologia, ma richiama l’attenzione sulla necessità di farne un uso cauto e responsabile, perché mettere tutto in piazza e riporre i nostri segreti in un oggetto ci rende estremamente vulnerabili.
Lo spettatore non può non partecipare ai drammi dei protagonisti, sente di essere l’ottavo commensale, e forse non è un caso che a tavola sia rimasto un posto vuoto…

Perfetti sconosciuti: una commedia amara e attuale

Il film è una commedia ricca di temi e sfaccettature: è ironica, a tratti comica, ma sempre con un risvolto amaro e ricca di spunti di riflessione, come ogni commedia dovrebbe essere. È una storia che riflette sull’amicizia, sull’amore, sui rapporti di coppia e su quelli familiari, ma anche sull’omosessualità e sui pregiudizi che ancora la circondano. Nulla è come sembra, è vero tutto e il contrario di tutto, e le persone che pensavamo di conoscere ci appaiono sotto una nuova luce.
La sceneggiatura ha curato nei minimi particolari la caratterizzazione psicologica dei personaggi, diversi tra loro per estrazione sociale, professione e personalità, così da rappresentare un microcosmo di cui nessuno può non sentirsi parte.
Il finale a sorpresa e cinico apre la via ad amare riflessioni e dubbi amletici.

Perfetti sconosciuti: un cast perfetto ed affiatato

Il film convince anche per la bravura degli interpreti, scelti con cura e perfettamente calzanti nei loro ruoli. Durante le riprese, come loro stessi hanno raccontato, c’è stato un grande affiatamento e uno spirito di collaborazione che ha portato a sacrificare il protagonismo individuale a beneficio del lavoro, e questo ha consentito di ottenere un risultato davvero apprezzabile.
Per la colonna sonora Genovese, che ama collaborare con cantautori italiani, ha affidato la canzone omonima a Fiorella Mannoia.

Isabella Gasparutti

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