Perez. – Recensione

Perez. – Recensione

Un noir atipico con un bravissimo Luca Zingaretti

Regia: Edoardo De Angelis – Cast: Luca Zingaretti, Marco D’Amore, Simona Tabasco, Gianpaolo Fabrizio, Massimiliano Gallo – Genere: Drammatico, colore, 94 minuti – Produzione: Italia, 2014 – Distribuzione: Medusa – Data di uscita: 2 Ottobre 2014.

perezDemetrio Perez è un avvocato che negli anni ne ha viste di tutti i colori. Se avesse continuato a rappresentare clienti ricchi e facoltosi sarebbe diventato un grande uomo di legge, ma ha preferito soccombere alla paura e adesso si limita a fare il semplice avvocato d’ufficio, accettando casi che nessun altro vuole. Un giorno Perez viene assunto da Luca Buglione, un camorrista che decide di collaborare con la giustizia, che lo costringerà a uscire dalla bolla di mediocrità in cui si è rifugiato. I due stringeranno un accordo, Perez lo aiuterà a recuperare una partita di diamanti e Buglione farà in modo che Francesco Corvino, il figlio di un boss rivale e nuovo fidanzato della figlia di Perez, venga incastrato definitivamente. Per amore della figlia, Perez dovrà distruggere il “riparo dall’infelicità” che si era costruito e iniziare un viaggio interiore che lo trasformerà da vittima a eroe.

Presentato Fuori Concorso al 71° Festival di Venezia, “Perez.”, il secondo film del regista napoletano Edoardo De Angelis, ci pone davanti un Luca Zingaretti molto diverso da quello che siamo abituati a vedere nelle vesti del Commissario Montalbano. La prima cosa che colpisce è lo sguardo del protagonista, uno sguardo in cui si leggono dolore e infelicità, stanchezza e rassegnazione. Perez si trascina nella vita tra apatia e inerzia, facendo quello che gli viene detto, senza opporsi. Lui deve solo stare zitto e imbrattare carte. L’unica cosa che lo tiene ancora a galla è la figlia Tea, la damigella in pericolo interpretata dalla debuttante Simona Tabasco, che però non gli rende la vita facile. Lei è ingenua e innamorata di uomo pericoloso per il quale è disposta a mollare tutto, persino l’unico uomo che per lei è e sempre sarà al primo posto, suo padre.

Il film inizia con la voce fuori campo del protagonista che racconta dei fallimenti passati, di quello che poteva essere ma non è stato, e che – insieme ai grattacieli di vetro e metallo del Centro Direzionale di Napoli – riflette lo stato d’animo tormentato e cupo di Perez. Le riprese aree ci fanno vedere all’inizio una Napoli da cartolina, con la costa illuminata e il Vesuvio sullo sfondo, ma poi ci trasportano immediatamente in una città sconosciuta fatta di palazzoni anonimi e semivuoti, di giornate senza sole e cielo grigio piombo. Una zona di Napoli progettata da importanti architetti internazionali che sarebbe dovuta diventare il simbolo della rinascita di una città degradata ma che, proprio come Perez, è diventato un altro monumento alle promesse non mantenute di progresso e rinascita. Altrettanto si può dire del cattivo Francesco Corvino (Marco D’Amore), giovane camorrista che vuole prendere le distanze da quel mondo in cui è nato ma che finisce per ripercorrere la stessa strada del padre, riprova che la mela non cade mai lontana dall’albero.

“Perez.” è un noir atipico che riesce a tenere viva l’attenzione del pubblico, pur con qualche debolezza nella trama, per merito soprattutto della recitazione strepitosa di tutto il cast. Un piccolo film ma una bella storia di riscatto che fa riflettere sulla natura dell’uomo e sulle azioni che una persona è disposta a compiere per salvare la vita dei proprio cari.

Silvia Mincio

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