Per amor vostro – Recensione

Per amor vostro – Recensione

  • Regia: Giuseppe Mario Gaudino
  • Cast: Valeria Golino, Massimiliano Gallo, Adriano Giannini, Salvatore Cantalupo, Rosaria De Cicco, Elisabetta Mirra
  • Genere: Drammatico, colore, 110 minuti
  • Produzione: Italia, 2015
  • Distribuzione: Officine Ubu
  • Data di uscita: 17 settembre 2015

“Per amor vostro”: dramma grottesco, una donna e la maturazione di un rifiuto

per.amor.vostroLa partitura drammatica di “Per amor vostro” si regge tutta sulla fluttuante catena di eventi e sentimenti che sconvolgono la vita di una donna napoletana di mezza età, sensibile e avvenente, restituita da Valeria Golino in una interpretazione valida e pregna di sfumature non scontate.

La routine quotidiana di passiva rassegnazione va a cozzare in via crescente con una possibilità di riscatto che a poco a poco si fa sempre più nitida: un posto di lavoro stabile, come suggeritrice di una fiction televisiva; un amore intravisto, nelle vesti dell’attore belloccio con il quale la donna lavora sul set. Tanto basta per delineare i tratti di un rifiuto troppo a lungo velato dall’indolenza: rifiuto nei confronti del marito, pigro malavitoso e usuraio che non esita a maltrattare lei e non si prende cura dei tre figli adolescenti – due femmine e un maschio, sordomuto; rifiuto nei confronti di uno stile di vita che la opprime e la vessa, impedendole ogni realizzazione.

Il dramma, ben strutturato nei contenuti, assume linfa vitale da innesti formali originali: gli intermezzi musicali, richiamanti la tradizione canora popolare, che accompagnano come didascalie i diversi punti di svolta; i richiami iconografici alle sofferenze della Vergine Maria, sfocianti in un kitsch grottesco che ben esprime un senso di desacralizzazione che sotterraneamente percorre la narrazione – e in questo senso va anche il rapporto della protagonista con l’anziana madre: quella stessa madre che l’aveva costretta da bambina al riformatorio, accusandola di un furto perpetrato invece dal fratello maggiore, che però andava protetto; e che ora la invita a pregare insieme e a cercare le divine benedizioni, scontrandosi con il pragmatismo pur sempre affettuoso della figlia divenuta ormai donna matura.

“Per amor vostro”: linfa surrealista, ritmo narrativo dettato da una reiterazione funzionale

Una vena surrealista scorre impetuosa, connotando stilisticamente il film, forzandone l’espressione senza timore reverenziale rispetto alla drammaticità della messinscena. La regia di Gaudino, che pure viene dalla scuola documentaristica, va nella direzione di un’accentuazione palese, canalizzata in una valvola di sfogo: sovrimpressioni, mescolanze, espedienti di velocizzazione, coreografie in movimento si innestano in un tessuto dal materiale fragile, eppure capace di dare forza alla velatura, di restituire con efficacia gli sbalzi, le indecisioni e le prospettive della donna protagonista – merito particolare, va ribadito, è da attribuire alla prova recitativa della Golino, che riesce da sola a reggere il film sia nei momenti di tragedia che in quelli di sfogo grottesco, ai limiti del caricaturale, ponendosi come chiave essenziale per la sua riuscita.

La dinamica familiare rappresentata presenta un elemento di peculiarità nel figlio sordomuto, che pure non funge da emblema di uno stato di incomunicabilità, anzi tutt’altro: è proprio attorno a lui che la madre e le sorelle costruiscono un mondo espressivo intimo e vivace, potente nella sua gestualità e nell’affetto incorruttibile che lo permea; e sempre lui risulta essere il principale bersaglio della malignità del padre, che in questo modo si autoesclude dalla cerchia intima e più nettamente assume la fisionomia e il carattere del vero antagonista, la negatività senza possibilità d’appello o redenzione.

C’è un ritmo nell’evoluzione narrativa, una scansione ben precisa e necessaria, dettata dalla reiterazione di alcuni gesti e movimenti: al di là dell’ambientazione alternata tra mura domestiche e set di lavoro, il riferimento fondamentale è dato dal personaggio di Ciro Amoroso, pover’uomo di cui la donna ha preso il posto di lavoro (dal quale è stato allontanato) e allo stesso tempo oppresso dai ricatti del marito usuraio. Aspettando l’autobus, la donna lo incontra a più riprese, dovendone sorbire la petulanza e l’autocommiserazione; ma il disprezzo iniziale sfocia in un sentimento di affetto sincero, e tra l’una e l’altra condizione viene a svolgersi tutto il percorso che conduce la donna al rifiuto della situazione imposta e alla denuncia del marito: per amor dei figli, e per amor proprio.

Marco Donati

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