Parigi – Recensione

Parigi – Recensione

Un affresco variegato e collettivo della vita a Parigi, la vera protagonista della pellicola

(Paris) Regia: Cédric Klapish – Cast: Juliette Binoche, Roman Duris, Fabrice Luchini, Albert Dupontel, François Cluzet, Karin Viard, Gilles Lellouche, Mélanie Laurent, Zinedine Soualem, Julie Ferrier, Olivia Bonamy – Genere: Commedia, colore, 130 minuti – Produzione: Francia, 2008 – Distribuzione: Bim – Data di uscita: 26 settembre 2008.

parigi“Parigi”, un film corale, di vite che si incrociano e si sfiorano nel corso di giornate normali, tutte sullo sfondo della metropoli francese, nei suoi scorci monumentali e in quelli più ordinari. La città, così come ci dice il titolo, è la protagonista della pellicola, nella rete di viali disegnati da Haussman, così come nelle aule che racchiudono il sapere un po’ impolverato alla Sorbona, nel Sacro Cuore, nelle bancarelle e nell’immenso mercato generale, nella torre Montparnasse, nella Torre Eiffel che brilla in lontananza, nel Marais, nei nuovi edifici sulla Rive Gauche, nell’affollata Belleville con i piccoli supermercati cinesi.

Mondi e classi sociali diversi che si mescolano e in realtà non si incontrano, ma creano emozioni collettive. In questa cornice si spalmano tante storie frammentate che si coagulano in una trama unica. I temi narrati sono vari: la morte, la famiglia, l’amore. Paura della morte per il giovane e affascinante ballerino del Moulin Rouge Pierre (Romain Duris) che deve subire un trapianto di cuore, e nell’attesa guarda la città dalla sua finestra e viene consolato dalla sorella Elise (Juliette Binoche); la morte come fatalità in un incidente in moto, uno come tanti in una grande città; la morte come notizia alla radio dell’immigrato africano del Ghana che finisce nell’acqua il suo viaggio della speranza.

Poi i rapporti familiari tra fratelli che sono molto presenti, intensi e intimi, rapporti di solidarietà e di confronto sui diversi percorsi di vita e sulle proprie solitudini. La gioventù e la non accettazione della vecchiaia nell’incontro tra la studentessa e il professore, un cliché già ben collaudato. La passione, come in ogni buon film francese, che si accende tra gli uomini e le donne con naturalezza, per coprire il dolore di un lutto o solo per trasgredire.

La regia di Cédric Klapish, che dopo gli studi universitari nasce artisticamente come elettricista sui set, raggiunge un buon livello in “L’appartamento spagnolo” (2002) e “Le bambole russe” (2005), e ora si raffina ulteriormente grazie alle ottime interpretazioni degli attori. Juliette Binoche, così bella nella sua assoluta normalità di assistente sociale, madre separata di tre bambini, con i problemi di tutti giorni, sexy nel suo strip-tease in jeans e scarpe da ginnastica; Romain Duris che con grazia e misura affronta la malattia su un corpo abituato all’allenamento della danza; Fabrice Luchini (Roland Verneuil) professore di storia, che combatte la depressione di mezza età con un innamoramento e risulta il personaggio più divertente soprattutto nella performance del balletto rock; Melanine Laurent (Laetitia) sensuale e fresca, tipica ragazza parigina con un sorriso in cui è facile perdersi; Albert Dupontel (Jean) fruttivendolo gentile e sensibile lontano dallo stereotipo del commerciante rozzo, come sono i suoi vicini di banco pescivendoli (riesce anche a portarsi al letto la Binoche!).

Molto convincenti anche i ruoli di contorno, come quello della panettiera razzista (Karin Viard) e dello psicanalista freudiano (Maurice Benichou) che creano scene divertenti e d’atmosfera come dei piccoli aneddoti. I dialoghi corrono sul filo dell’umorismo e del sarcasmo, tipici dei film d’oltralpe, con una strizzata d’occhio a Woody Allen, soprattutto nelle battute sul sesso e con alcuni riferimenti al Kurosawa di “Vivere” per il protagonista malato. “Parigi” ha molti richiami ai film precedenti di Klapisch, in particolare al suo primo lungometraggio “Rien de tout” che già aveva come protagonisti una decina di personaggi e anche nella scelta di alcuni attori visti in precedenti realizzazioni, come Duris.

Buona la fotografia di Christophe Beaucarne che non sublima, ma restituisce con naturalezza lo skyline cittadino.

Paola Mattu Furci

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