Paradiso amaro – Recensione

Paradiso amaro – Recensione

George Clooney si ritrova a fare i conti con la morte della moglie e la gestione di due figlie difficili. E chi meglio di Clooney, scapolo d’oro, è adatto a tale condizione?!

(The Descendants) Regia: Alexander Payne – Cast: George Clooney, Shailene Woodley, Judy Greer, Beau Bridges, Matthew Lillard, Robert Forster – Genere: Commedia, colore, 115 minuti – Produzione: USA, 2011 – Distribuzione: 20th Century Fox – Data di uscita: 17 febbraio 2012.

paradisoamaro-locHawaii. Meta turistica e paradiso naturale per molti ma non per Matt King (George Clooney), residente nel cinquantunesimo stato degli USA e discendente diretto del re Kahamehamea.

Per chi ci vive 365 giorni l’anno, il paradiso può trasformarsi in un inferno.

Matt ha infatti una vita complicata. È il possessore di un ingente territorio di una delle isole hawaiane, e per tale motivo è nelle sue mani la sorte del lotto che la sua famiglia può tenere per altri sette anni o vendere al miglior offerente per cifre astronomiche.

Nonostante sia ricco, Matt decide comunque di vivere lavorando, senza toccare il suo fondo fiduciario. Trascura così la moglie e le due figlie, delle donne con la tendenza all’autodistruzione. E quando la moglie Elizabeth, in seguito ad un incidente, cade in un coma irreversibile, Matt dovrà riprendere le redini della sua vita, nonostante una dura verità che dovrà affrontare insieme al lutto.

Per il regista Alexander Payne la famiglia è come un arcipelago: ogni membro è come un isola che tende ad allontanarsi dalle altre. Ma cosa può avvicinare isole così distanti se non la condivisione di una forte esperienza comune? Ed è proprio da questo che la famiglia trae forza e si ricostituisce in “Paradiso amaro”.

Premiato con il Golden Globe come Migliore Interpretazione Maschile, George Clooney, appare però statico e poco reattivo. Le emozioni contrastanti del suo personaggio lo sfiorano senza lasciare traccia del loro passaggio, e l’empatia tra attore e spettatore stenta a decollare. L’inespressività del volto inoltre non aiuta Clooney che, paradossalmente, recita in maniera decisamente migliore ne “Le idi di Marzo”.

“Paradiso amaro” è dunque una pellicola piacevole ma poco efficace. Sulla carta una buonissima sceneggiatura che però non convince sullo schermo, e un film che non merita le candidature ricevute se non per la regia di Alexander Payne.

Eva Carducci

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