Oblivion – Recensione

Seconda pellicola fantascientifica di Joseph Kosinski, che propone una storia poco originale ma ben sostenuta da suggestive ambientazioni e dalla naturalezza con cui Tom Cruise veste il ruolo del protagonista

Regia: Joseph Kosinski – Cast: Tom Cruise, Morgan Freeman, Andrea Riseborough, Nikolaj Coster-Waldau, Olga Kurylenko, Zoe Bell – Genere: Azione, colore, 156 minuti – Produzione: USA, 2012 – Distribuzione: Universal Pictures – Data di uscita: 11 aprile 2013.

oblivionAnno 2077. La Terra è rasa al suolo dopo una guerra decennale contro una razza aliena. Del pianeta che conosciamo è rimasto poco e niente, la nostra casa è ormai inadatta alla vita umana. Per questo motivo la Terra è stata evacuata e ora è popolata soltanto da droni, robot con il compito di recuperare le ultime risorse vitali di cui il pianeta dispone e trasferirle sul satellite che è diventato la nuova casa della nostra specie. Jack Harper e Victoria Olsen sono due dei pochissimi umani ancora presenti sul pianeta Terra con il compito di riparare i droni. Mancano solo due settimane al termine della loro missione quando Jack ripensa la sua vita e le sue convinzioni ed inizia a chiedersi se lasciare definitivamente la Terra sia la scelta più giusta.

Già battezzato alla fantascienza nel 2010 con il suo esordio alla regia in “Tron: Legacy”, Joseph Kosinski fa un secondo tentativo con “Oblivion” e sicuramente dimostra di sapersi migliorare.

Quello messo insieme per la sua seconda avventura da regista e produttore è un team di professionisti dei più alti livelli, la cui qualità sullo schermo si fa notare. Scenografie, effetti speciali, costumi, colonna sonora, fotografia: dal punto di vista tecnico tutto è perfetto perché gli spettatori siano immediatamente catapultati in un futuro desolato e misterioso. Fa piacere constatare che non si è caduti nel facile errore di esagerare con effetti speciali e manciate di oggetti futuristici, al contrario il mondo di “Oblivion” è perfettamente credibile, anche quando entriamo in contatto con i droni o con i mezzi super-tecnologici utilizzati dalla coordinatrice della comunicazione, Victoria.

La trama è sempre tenuta sotto controllo, non ci si perde mai in esagerate digressioni su scene d’azione che sfoggiano la miglior grafica immaginabile ma fanno perdere il filo delle vicende. La storia si segue con piacere e facilità grazie ad una sceneggiatura che resta lineare anche nei passaggi più intricati. Dopo una prima parte più lenta e suggestiva, la pellicola prende velocità, ma rinuncia completamente ad essere originale: somiglianze su somiglianze fino ad arrivare alla scena finale, citazione che sfiora sfacciatamente il plagio di uno dei passaggi più famosi di “2001: Odissea nello spazio”. A conti fatti sono proprio le troppe scene già viste in tantissime altre pellicole di fantascienza, più o meno recenti, a costituire la pecca maggiore di un film che aveva confezionato un buon incipit.

La presenza di un Tom Cruise più in forma che mai aiuta però a chiudere un occhio: 51 anni d’età, oltre 30 di carriera e la star è ancora perfettamente credibile nel ruolo dell’uomo che da solo può cambiare il destino di un pianeta e non sfigura minimamente accanto alle due ben più giovani co-protagoniste Andrea Riseborough e Olga Kurylenko. A Cruise il ruolo di Jack Harper calza a pennello sia quando inforca gli occhiali da sole e cavalca una motocicletta del futuro, ricordandoci un po’ il suo Maverick di “Top Gun”; sia nelle scene d’azione in cui impugna un’arma da fuoco o pilota un tecnologico mezzo di trasporto aereo; sia quando lo vediamo su un’altura a cercare di dare un significato a quei sogni che assomigliano tanto a dei ricordi offuscati.

Un protagonista che sa reggere le molteplici scene in solitaria e un’ambientazione da urlo sono i segreti su cui si basa questa pellicola che non deluderà chi ama la fantascienza e l’intrattenimento. “Oblivion” non è originale, ma sicuramente piacevole.

Corinna Spirito

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