Nymphomaniac – Volume 2 – Recensione

Lars Von Trier e il peccato, atto secondo

(Nymphomaniac – Volume II ) Regia: Lars Von Trier – Cast: Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Stacy Martin, Willem Dafoe, Mia Goth – Genere: Drammatico, Erotico, colore, 123 minuti – Produzione: Danimarca, 2014 – Distribuzione: Good Films – Data di uscita: 24 aprile 2014.

nymphomaniac2Prosegue il viaggio nell’indecente schiavitù sessuale di Joe (Charlotte Gainsbourg) la ninfomane. In “Nymphomaniac – Volume 2” la protagonista, ancora a casa di Seligman (Stellan Skarsgard), l’uomo che ha avuto cura di lei dopo averla trovata malconcia in un vicolo, continua a rivelare i passi più importanti e scabrosi della sua vita.

Stavolta l’incedere della pellicola, malgrado quest’ultima sia sempre divisa in capitoli von trieriani, assume più i connotati del racconto, risultando meno episodico rispetto al primo volume. Si assiste ad una graduale rivoluzione copernicana: mano mano che si procede con l’esternazione delle colpe, Joe diventa sempre più consapevole del proprio status e da penitente si tramuta in interprete di sé stessa e della propria vita.

Non è più Seligman a farle da commentatore razionale e rassicurante lungo la descrizione del suo peccaminoso cammino. Joe si impossessa con maggior vigore delle proprie corde e le fa vibrare non solo per il riverbero di un enorme senso di colpa ma per un altrettanto grande desiderio di rigenerazione.

La voglia di urlare in faccia al mondo l’ipocrita morale di cui si ammanta fa da traino alla sua trasformazione. È un’energia che la pervade totalmente e scuote perfino il quieto Seligman che arranca con le sue elucubrazioni rispetto alle vicissitudini della sua ospite. Dopo aver scoperto quanto sia labile il confine tra dolore e piacere, Joe si accorge di come non le sia impossibile anche il passaggio dalla tristezza alla gioia.

Il secondo volume di “Nymphomaniac” è un rito catartico nel quale Lars Von Trier si destreggia, utilizzando sia le vesti del gran cerimoniere che le fattezze dello psicoterapeuta accompagnandoci nell’analisi del peccato e dei suoi risvolti.

Sommando anche la seconda parte, l’ultima fatica del regista danese non raggiunge gli alti livelli emotivi toccati con le sue precedenti opere. Ciò non toglie che “Nymphomaniac” sia un film da non perdere anche se il biglietto è doppio: comprata l’andata sarà difficile non prenotare il ritorno al cinema.

Riccardo Muzi

 

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