Nuit de chien – Recensione

Pellicola d’atmosfera teatrale, “Nuit de chien” presenta, tra musica lirica e riferimenti pittorici, uno scenario apocalittico e di morte

Regia: Werner Schroeter – Cast: Jean–Francois Stévenin, Pascal Greggory, Laura Martin, Nathalie Delon, Sami Frei – Genere: Drammatico, colore, 110 minuti – Produzione: Germania, Francia, Portogallo, 2008.

nuit-de-chienPorta la firma di Werner Schroeter, considerato uno dei registi simbolo del nuovo cinema tedesco, “Nuit de chien”, presentato nell’ambito del Festival “Printemps du Cinéma Francais” a Roma. Un uomo scende da un treno nella notte in un città indefinita in stato d’assedio; va alla ricerca della donna amata, scomparsa. È l’inizio di un viaggio nell’orrore della guerra e della violenza.

Ossorio vagherà tra strade vuote dove gira soltanto una persona con dei palloncini e una bambina che offre fiori a chi non c’è. Approda alla casa di Fado “First and last”, popolata da puttane tristi e gestita da una donna che ricorda molto la Jeanne Moreau del bordello di “Querelle de Brest” di Fassbinder. Si balla e si beve champagne, brindando all’ultima notte della città. La fine è vicina e la sola via d’uscita per tutti è una nave che partirà alle prime luci dell’alba, ma sono pochi i privilegiati che hanno il biglietto. Tra le macerie, un sadico capo della milizia si contende il potere con un ambiguo militare.

Sono tutti contro tutti e lo stesso protagonista tradirà per due preziosi biglietti per lui e la bella Clara, che non apparirà mai. Tutto la vicenda raccontata dura una sola notte… una notte da cani, appunto! Tratto dal romanzo “Per questa notte” di Juan Carlos Onetti, prodotto da Paulo Branco, grande mecenate del cinema d’autore e presentato all’ultimo Festival di Venezia, dove non ha riscosso molto successo, il film è girato a Oporto in PortogaIlo, trasformato in una fantomatica città chiamata “Santamaria”.

In “Nuit de chien”, la trama passa decisamente in secondo piano. Si tratta di un lavoro, visionario, teatrale e a tratti confusionario. La musica, da Wagner a Verdi la fa da padrone, come i chiaroscuri del quadro di Tiziano che apre la pellicola e il rosso sangue che spicca nel bianco di molte scene. Il misterioso Barcala, quello che ha perso il potere ha un nonsochè di vampiresco nella sua auto distruttività. Il sadico Morasan interroga e tortura i suoi prigionieri in una chiesa di fronte ad un gigantesco crocifisso. Il messaggio antibellico è chiarissimo e non ha né tempo né luogo.

Quasi viscontiano per l’accuratezza delle scene è un’ode apocalittica sulla morte. Del resto, lo stesso regista combatte da anni contro una grave malattia. Ottimo il cast, primo tra tutti il protagonista Ossorio/Pascal Greggory, seguito dal sadico Morasan/Bruno Tedeschini e dall’amico-nemico Martins /Francois Stévenin. Nathalie Delon è Madame Risso la padrona del “First and last” e Laura Martin è la piccola Vittoria, figlia del perduto Barcala. Un’opera di non facile lettura, che non vuol piacere a tutti, come il suo regista, ma un film da non perdere per gli amanti del cinema d’autore.

Ivana Faranda

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