Non sposate le mie figlie! – Recensione

Non sposate le mie figlie! – Recensione

L’amore e la famiglia ai tempi della globalizzazione. La commedia multietnica è servita

(Qu’est ce-qu’on a fait au bon Dieu?) Regia: Philippe de Chauveron – Cast: Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau – Genere: Commedia, colore, 97 minuti – Produzione: Francia, 2014 – Distribuzione: Distribution – Data di uscita: 5 febbraio 2015.

nonsposatelemiefiglieCosa accadrebbe se un musulmano, un ebreo, un cinese e un nero diventassero membri di una famiglia “bianca e cattolica”? A poche settimane dalla contagiosa voglia di essere tutti “Charlie”, il regista Philippe De Chauveron risponde a questa domanda con una commedia multietnica confezionata prima dei terribili accadimenti di Parigi.

Padre, madre e quattro figlie femmine,  questi sono i membri  della famiglia Verneuil. I genitori, Claude e Marie, sono borghesi e conservatori, hanno trasmesso alle figlie i principi della loro Francia: tolleranza, integrazione e anticonformismo. Le quattro fanciulle decidono di sposarsi con figli di immigrati mettendo a dura prova il proverbiale savoir faire di Claude e Marie. La globalizzazione, sotto forma di lupo cattivo, entra dall’ingresso principale nella fiaba della famiglia Verneuil.

“Non sposate le mie figlie” è un film divertente che si assume la responsabilità di osservare da vicino, con le lenti del comico e del ridicolo, una materia delicata come quella dell’immigrazione.  Il risultato non è dei migliori, tenendo anche presente il grande successo ottenuto in patria. Certo si ride, i momenti di ilarità non mancano ma De Chauveron tenta, giustamente, la carta del politicamente scorretto non riuscendo a giocarla fino in fondo: ogni tanto sbucano qua e là, buonismo e stereotipi, svilendo il nobile intento iniziale.

Non è certo tutto da buttar via, anzi. Il regista punta intelligentemente, soprattutto nella prima parte, sull’interazione tra i cognati “stranieri” durante i pranzi o le cene di famiglia, assemblando un meccanismo farsesco che risulta essere  una delle cose più riuscite del film. Raccontare con leggerezza il razzismo dei discriminati non è cosa semplice, in questo caso la pellicola trae forza proprio da questo sottile e contradditorio ambito, riuscendo a comporre esilaranti botta e risposta e battute azzeccate.

Il cinema d’oltralpe ci ha abituati a commedie più riuscite di questa, ma ci si può sempre mettere comodi  e sintonizzare bene le orecchie: la marsigliese intonata con tutti gli accenti del mondo, forse, è  ancor più bella.

Riccardo Muzi

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