Mood Indigo – La schiuma dei giorni – Recensione

Mood Indigo – La schiuma dei giorni – Recensione

Una pellicola imperfetta ma poetica che trasporta sul grande schermo il fatalismo di Boris Vian

(L’écume des jours) Regia: Michel Gondry – Cast: Audrey Tautou, Omar Sy, Romain Duris, Alain Chabat, Jamel Debbouze, Gad Elmaleh, Vincent Lindon, Philippe Torreton, Natacha Régnier, Jean-Pierre Darroussin, Aïssa Maïga, Charlotte Lebon – Genere: Drammatico, colore, 125 minuti – Produzione: Francia, 2013 – Distribuzione: Koch Media – Data di uscita: 12 settembre 2013.

moodindigo-laschiumadeigiorni Chi conosce “Se mi lasci ti cancello” non potrà non ritrovare con piacere la mano fantasiosa, delicata e poetica di Michel Gondry dietro alla trasposizione cinematografica del romanzo di Boris Vian del 1947 “La schiuma dei giorni”.

Romain Duris (“Tutti pazzi per Rose”) veste i panni di Colin, ricco sognatore perennemente in compagnia del simpaticissimo cuoco Nicolas (Omar Sy) e dell’amico Chick, fan ossessivo della filosofia di Jean-Sol Partre. Ora che entrambi hanno trovato l’amore, Colin soffre della mancanza di una donna nella sua vita. Quando incontra la minuta ma peperina Chloe (Audrey Tatou) se ne innamora perdutamente e la sposa. La loro felicità però non è destinata a durare perché, subito dopo le nozze, Chloe si scopre afflitta da una malattia ai polmoni, che ingrigirà sempre più la sua esistenza e quella di Colin.

È una critica alla società moderna quella che Gondry vuole far arrivare tramite il suo film, nonostante “Mood Indigo – La schiuma dei giorni” non possa essere inquadrato in un contesto temporale preciso. Il regista mischia abiti anni ’50 ad automobili anni ’70, filosofia anni ’40 a una serie di macchinari tecnologici di fantasia. In questo modo lo spettatore può trovare dei famosi riferimenti a periodi storici senza però riuscire a inquadrare temporalmente il film, che assume così una connotazione universale e atemporale.

Le reazioni di Colin alla malattia della moglie sono quelle di qualunque marito innamorato, in qualunque tempo e luogo; l’ossessione di Chick per la cultura, pur sfociando in atteggiamenti da cocainomane, è una denuncia di tutti quegli eccessi che finiscono per allontanare dalla realtà; così come i lavori denigranti e alienanti che Colin è costretto a praticare per guadagnare i soldi necessari a curare Chloe potrebbero denunciare tanto la catena di montaggio dell’operaio di Chaplin quanto l’odierna crisi economica in cui l’uomo è disposto a lavorare a qualsiasi condizione per uno stipendio.

Gondry racconta dunque tutte le società, perché ognuna è uguale all’altra nella sua irrazionalità, nella sua follia, nella passione degli uomini che la popolano. Per farlo, ne inventa una surreale e visionaria, facendo leva su una Parigi fuori dal tempo, ma comunque capace di incantare. La personalità del regista di “L’arte del sogno” è tangibile lungo tutto il film e dona a “Mood Indigo – La schiuma dei giorni” uno stile unico e affascinante. La creatività con cui Gondry ha dato vita alle macchine e alle azioni surreali che popolano la storia di Vian è ammirevole: un mix di colori pastello, ma sbiaditi abbastanza da mantenere quel senso di antichità e tradizione, insieme con l’animazione stop motion, presente in molte scene, è la chiave del riuscito coinvolgimento dello spettatore nel meraviglioso universo in cui vivono Colin, Chloe e i loro amici. Impossibile restare indifferenti di fronte ai curiosi movimenti del ballo Sbircia-Sbircia, che tanto evocano le Silly Simphonies di Walt Disney, o a una delle vivacissime pietanze servite da Nicolas che si esibiscono in una danza di colori e forme prima di farsi divorare.

Ad ogni modo, nonostante le indubbie qualità e forza visiva che questo film possiede, l’opera di Gondry non è certo perfetta. La Parigi che crea è piena di buchi e punti interrogativi che finiscono per pesare sullo spettatore. Nonostante il tacito presupposto tra una pellicola surreale e il suo pubblico sia che quest’ultimo accetti qualsiasi bizzarria presentatagli, è difficile evitare di porsi questioni sull’intreccio della storia. Alcune trovate sono davvero geniali, ma di altri aspetti, anche basilari di “Mood Indigo – La schiuma dei giorni”, non si viene a capo.

Il casting è ottimo, ma spesso i personaggi non emozionano a dovere. Una nota di merito va a Omar Sy che fa brillare il Nicolas di Boris Vian; e risulta difficile immaginare due attori più nelle parti di Audrey Tatou e Romain Duris eppure il loro amore non fa scintille, il pubblico non lo “sente” e ogni passo, nella loro storia, dà l’impressione di essere più lungo della gamba.

“Mood Indigo – La schiuma dei sogni” è una pellicola affatto adatta a chi non ha apprezzato e compreso i primi film di Gondry, ma che rapirà, come il sogno più curioso, chi ama il bizzarro e la fantasia come possibili chiavi di comunicazione. Chi sa stare al gioco del surreale permetterà al sorriso alla “Amelie” di Audrey Tatou di cancellare le mancanze del film e si farà rapire dalla fotografia, vera e propria protagonista della pellicola, dal momento che accompagna passo per passo la storia nel suo svolgimento, sostituendo ai colori vivaci che riscaldavano la felicità di Colin e Chloe, le tonalità di grigio della vita della coppia dopo la scoperta della malattia.

Gondry ci fa guardare il mondo (e il film) con gli occhi di Colin: senza l’amore, le stanze si rimpiccoliscono, la musica tace e i colori si spengono.

Corinna Spirito

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