Mon roi – Il mio re – Recensione

Mon roi – Il mio re – Recensione

  • Titolo originale: Mon roi
  • Regia: Maïwenn Le Besco
  • Cast: Emmanuelle Bercot, Vincent Nemeth, Vincent Cassel, Romain Sandère, Ludovic Berthillot, Louis Garrel, Félix Bossuet, Camille Cottin
  • Genere: Drammatico
  • Durata: 130 minuti
  • Produzione: Francia 2015
  • Distribuzione: Videa
  • Data di uscita: 3 dicembre 2015

Mon roi – Il mio re: il racconto di una grande passione distruttiva secondo la cineasta francese Maïwenn Le Besco

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Arriva dal Festival di Cannes 2015 “Mon roi – Il mio re”, un film sull’amore nelle sue sfumature più drammatiche.

Tony/Emanuelle Bercot, avvocatessa quarantenne divorziata, incontra in un club Georgio/Vincent Cassel. I due si ritrovano a fare colazione insieme e a vivere una storia d’amore in cui a momenti bellissimi si alternano altri orrendi. La protagonista resta invischiata suo malgrado, nei lati oscuri della personalità narcisista del suo compagno.

Da sempre il cinema francese esplora l’universo amoroso, raccontandolo con toni sussurrati. Non è però questo il caso; la regista di “Polisse” non nasconde niente al suo spettatore, attraverso un utilizzo eccessivo del flash back.

La narrazione prende le mosse dall’incontro di Tony con una psicoterapeuta in occasione del suo ricovero in una clinica di riabilitazione dopo un incidente. Lei si vede passare davanti gli ultimi dieci anni tra altri e bassi con il re degli imbroglioni, il suo Georgio. Lui è sensuale, seducente, divertente ma anche bugiardo, vigliacco e violento. Dopo un inizio assolutamente esaltante, la loro relazione comincia a sfilacciarsi lentamente, e neanche la nascita di un figlio riesce a salvarla. Anzi, è proprio da quel momento che il lato oscuro di lui esplode. La donna si ritrova a vivere la sua maternità da sola, pur rimanendo sposata.

Maiwenn Le Besco, ex signora Besson, lei stessa donna dal vissuto complesso, prova a raccontare, riuscendoci solo parzialmente, il continuo prendere e lasciarsi dei due.

Nonostante la straordinaria prova attoriale di Emanuelle Bercot e di Vincent Cassel “Mon roi – Il mio re” non convince più di tanto

La prima parte del film, brillante e coinvolgente, termina con il tentato suicidio dell’ex di Cassel, una modella tossicomane che resterà nella sua vita. Da lì in poi, la storia è in caduta verticale con un indugiare eccessivo sulle reazioni isteriche di Tony, incapace di ribellarsi alla violenza psicologica del suo compagno. Diventa vagamente imbarazzante anche il comportamento di Georgio, che non vuole perdere il controllo sulla moglie, vittima, in fondo, per sua stessa scelta. Assiste senza poter far nulla a tutto questo suo fratello Solal/Louis Garrel per una volta solo nei panni di testimone di eventi amorosi.

“Mon roi – Il mio re” ha dalla sua il fascino magnetico di un Vincent Cassel, perfetto per il ruolo di Georgio e la forza interpretativa della Bercot, per questo premiata a Cannes come Miglior Attrice. Tuttavia, l’opera, nel suo complesso, non riesce ad arrivare al cuore dello spettatore forse a causa dell’eccessiva lunghezza e del flashback continuo che l’appesantisce. Manca alla narrazione una fluidità. Tutto gira intorno alla coppia Bercot/Cassel che alla fine avrebbe funzionato meglio se coadiuvata in modo adeguato da un comprimario d’eccezione come Louis Garrel, qui confinato in un ruolo minore.

Probabilmente, anche se negato dalla regista in molte interviste, c’è qualcosa di autobiografico nel plot. Certamente molte donne, proprio come la Le Besco, si identificheranno con la protagonista e con la sua incapacità di riuscire a fuggire in tempo da una relazione invischiante. Proprio per questo a fine film si prova una sensazione di disappunto per un lavoro non totalmente riuscito, nonostante le ottime premesse.

Giorgio Bartoletti

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