Metallica 3D – Through the Never – Recensione

Metallica 3D – Through the Never – Recensione

Metallica 3D – Through the Never: il film evento della band simbolo del trash metal

Regia: Nimród Antal – Cast: Dane DeHaan, Metallica – Genere: Musicale, colore, 92 minuti – Produzione: USA, 2013 – Distribuzione: Lucky Red – Data di uscita: 29 ottobre 2013.

metallica-through-the-never“Metallica, Through the Never” è senza dubbio uno di quei film che sfrutta a pieno la potenza del 3D: se fosse stato proposto nel formato tradizionale l’eccezionalità di quest’evento cinematografico sarebbe stata di certo notevolmente ridotta, ma, in fin dei conti non del tutto annullata.

A chi pensasse di andare a vedere uno di quei film documentario sulle band musicali, alla “Shine a Ligth” per intenderci, è fuori strada; questo lavoro ha, in realtà, oltre a molti elementi documentaristici anche degli elementi narrativi.

Il palco, l’arena, la band, sono sempre al centro della storia e allo stesso tempo tutt’intorno allo spettatore che, a tratti, può sentirsi parte del pubblico nell’arena o addirittura componente della band sul palco. Da questo punto di vista si vive un’esperienza estetica a trecentosessanta gradi: l’occhio viene accecato dalle luci, l’orecchio assordato dal ruggito delle chitarre e dal rullo della batteria, tutto in una prospettiva tridimensionale che lo rende corporeo, addirittura sanguigno, e quindi tattile.

Il regista riesce dunque a far nascere un’empatia fortissima che è quasi immedesimazione, ma che non può certo durare per novantaquattro minuti. Per questo, forse, sceglie di dare anche un carattere narrativo alla pellicola; in sovrapposizione alle scene del concerto, ritmando le pause tra le canzoni, passa la vicenda epico-allucinogena di un giovane stagista – interpretato da un Dane De Haan molto credibile nel ruolo – alle prese con il recupero di un pacco importante e con le droghe che ha assunto.

L’interesse per il destino di questo stagista/eroe, che pare legato a doppio filo al destino del concerto stesso, può mantenere attaccati al film anche gli spettatori meno amanti del metal, quando, probabilmente, dopo la prima mezz’ora di Metallica a tutto volume cominceranno a desiderare di uscire dalla sala.

Il coinvolgimento, dunque, non nasce esclusivamente dalla passione per la band che ne è protagonista, ma dalla scelta del regista di combinare l’aspetto documentaristico con quello narrativo, che rende quest’opera la prima e – per ora – l’unica del suo genere, e, proprio per questo, un prodotto cinematografico interessante.

Claudio Di Paola

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