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Magnifica presenza – Recensione

Pellicola garbata e godibile questa di Ozpetek, con un Elio Germano protagonista indiscusso dello schermo

Regia: Ferzan Ozpetek – Cast: Elio Germano, Margherita Buy, Beppe Fiorello, Vittoria Puccini, Daniele Pecci, Bianca Nappi, Anna Proclemer, Platinette – Genere: Commedia drammatica, colore, 105 minuti – Produzione: Italia, 2012 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 16 marzo 2012.

Magnifica presenza – Recensione

magnificapresenzaOzpetek porta sullo schermo una pellicola giocosa dove sono i sentimenti i veri protagonisti della narrazione e, come sempre nei suoi lavori, i personaggi sono definiti attraverso la complessità delle loro emozioni.

“Magnifica presenza” esce fuori dagli schemi dei precedenti lavori di Ozpetek, che stavolta decidere di osare con una storia surreale, dove realtà e immaginazione coesistono nella vita del protagonista Pietro, uno strepitoso Elio Germano, indubbiamente la vera “Magnifica presenza” del film di Ozpetek.

La sua recitazione fluida e solare delinea l’anima di Pietro attraverso sguardi, gesti, silenzi, il suo essere non risolto umanamente passa allo spettatore senza un filo di drammaticità.

Pietro è l’esaltazione della fragilità umana, dell’incerto equilibrio tra quelli che sono i sogni, quello di fare l’attore nel suo caso, e la realtà quotidiana, vissuta comunque con impegno.

In una società come la nostra, dove è spesso chi ha la voce grossa ad avere la meglio, Pietro è una sorta di icona del sussurro, col suo vivere un po’ infantile, che lo porta a confondere i suoi desideri, soprattutto sentimentali, con ciò che effettivamente può concretizzare.

Ferzan abbandona il quartiere Ostiense, che ha fatto da cornice abituale alle sue pellicole, per spostarsi nel più borghese Monteverde, dove il nostro protagonista trova una vecchia casa da prendere in affitto, per affrancarsi dalla convivenza con l’amata quasi cugina Maria, e cercare di conquistare un’autonomia, che gli permetta sopratutto di poter osservare anche nuovi orizzonti sentimentali.

Ma le cose si mostrano subito meno semplici del previsto: l’appartamento è già abitato, e non da inquilini qualunque, ma da misteriose presenze che appartengono a un’altra epoca.

Così Pietro, spaventato e incredulo, si ritrova a percepire una realtà che gli altri non vedono, allontanandosi ulteriormente dal quel clichè di normalità cui tutti sembrano aspirare.

La strana esperienza del nostro protagonista è solo lo spunto per parlare di solitudine, d’amore, d’amicizia, di sofferenza, della vita nella sua completezza, e il regista è bravo a fondere tutti questi temi con estrema leggerezza.

Quello che porta sullo schermo è un grande gioco cinematografico che omaggia la vita e il mestiere dell’attore.

Maria Grazia Bosu

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