Lunchbox – Recensione

Lunchbox – Recensione

Per il suo debutto al cinema Ritesh Batra punta su una pellicola agrodolce sul destino e sul potere salvifico dell’amore

(Dabba) Regia: Ritesh Batra – Cast: Irrfan Khan, Nimrat Kaur, Bharati Achrekar, Denzil Smith – Genere: Drammatico, colore, 105 minuti – Produzione: India, 2013 – Distribuzione: Academy2 – Data di uscita: 28 novembre 2013.

lunchbox-locandinaDolce come il latte di cocco, piccante come il curry e pungente come il cardamomo, sono questi tutti i sapori di “Lunchbox”, opera prima del regista indiano Ritesh Batra.

 Protagonista assoluta del film è una gavetta per il pranzo, che essendo un giorno consegnata all’indirizzo sbagliato diventerà il mezzo tramite il quale, due persone che mai avrebbero avuto occasione di incontrarsi, iniziano una fitta corrispondenza. Lei, Ila è una casalinga insoddisfatta che cerca inutilmente di riaccendere il rapporto con il marito, e lui Sajaan è invece un contabile di mezz’età ormai giunto alla soglia della pensione tormentato dai demoni del passato.

Allontanandosi dai canoni stilistici tipici del cinema ‘made in Bollywood’ Ritesh Batra, porta sul grande schermo una pellicola dolce e amara in cui il regista si interroga sull’amore, sulla solitudine ma soprattutto sul ruolo giocato dal caso nella vita di ognuno di noi.

A fare da sfondo all’azione dei due protagonisti sono le strade rumorose, i treni affollati e i vicoli di Mumbai, che proiettano il pubblico in questa città pulsante di vita e scalpitante nella sua rincorsa alla modernità. Ad un certo punto però, al rumore della città se ne sostituisce un altro ancora più assordante, quello della solitudine dei suoi protagonisti. Il regista insegue con la sua macchina da presa Ila e Sajaan nelle loro case silenziose, li spia mentre cucinano, fanno il bucato e fumano sigarette con lo sguardo perso nel vuoto, ed è proprio in queste scene che, grazie all’alternanza tra primi piani e piani all’americana, il pathos cresce permettendo al pubblico in sala quasi di percepire i pensieri e le angosce di chi vive una vita monotona e grigia, che rappresenta ormai solo una sorta di gabbia della quale si è persa la chiave.

Ad emergere non sono però solamente il senso di straniamento provocato dai ritmi della vita moderna ed una sorta di malinconia nei confronti di un passato in cui, nonostante non esistessero chat, social network di ogni tipo e programmi di messaggistica istantanea, comunicare era molto più semplice ma è anche e, forse soprattutto, la forza dell’amore.

Dalla pellicola di Ritesh Batra emerge infatti forte e chiaro il messaggio che, proprio come cantavano i Beatles nei mitici anni ’60, tutto ciò di cui c’è bisogno nella vita è proprio l’amore. E’ proprio questo sentimento, secondo il regista, l’unico in grado di infondere nuova linfa in una vita che sembra ormai avvizzita e stanca, di essere il motore per ogni cambiamento nell’esistenza di ognuno di noi.

Grazie alla sua abilità narrativa e alle interpretazioni magnetiche e sfaccettate dei protagonisti Irfan Khan e Nimrat Khan, Radesh porta nelle sale una riuscitissima opera d’esordio sul destino e sul potere salvifico dell’amore.

Mirta Barisi

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