L’ora nera – Recensione

Una minaccia aliena invisibile semina il terrore nella città di Mosca

(The Darkest Hour) Regia: Chris Gorak – Cast: Olivia Thirlby, Emile Hirsch, Rachael Taylor, Joel Kinnaman, Max Minghella, Dato Bakhtadze, Yuriy Kutsenko, Artur Smolyaninov, Nikolay Efremov – Genere: Thriller, colore, 89 minuti – Produzione: USA, 2011 – Distribuzione: 20th Century Fox – Data di uscita: 20 gennaio 2012.

loraneraGli amici Sean (Emile Hirsch) e Ben (Max Minghella) si recano a Mosca per un viaggio d’affari: i loro piani non procedono come previsto e per consolarsi vanno a bere e a conquistare ragazze nella discoteca più in voga della città. Qui incontrano due compaesane, Natalie (Olivia Thirlby) e Anne (Rachel Taylor), con cui c’è subito una buona intesa.

Quando tutto sembra andare per il meglio, accade l’incredibile: la corrente salta in tutta la città e dal cielo piovono delle misteriose sfere di energia luminosa. Lo spettacolo sarebbe anche bello, se non fosse che le sfere sono degli alieni giunti sulla Terra in cerca di energia elettrica, che al minimo contatto con un corpo umano lo disintegrano in pochi secondi.

Quello che era cominciato come un viaggio alla ricerca di un futuro migliore diventa presto una lotta per la sopravvivenza contro un nemico invisibile e terribile che in poche ore rende Mosca una città fantasma.

Il film di Chris Gorak è un horror-thriller tutto basato sulla paura di un nemico misterioso ed invisibile, implacabile ed apparentemente senza scopo: le sfere di luce piovute dal cielo sembrano infatti quasi un castigo divino. Nonostante l’idea interessante, la pellicola diventa ben presto però involontariamente comica, con dialoghi quanto mai scontati e personaggi stereotipati, a cui ci si affeziona ben poco.

Le sfere di luce fanno il loro effetto alla prima visione, soprattutto in 3D, ma progressivamente perdono la loro efficacia, incutendo sempre meno paura.

Il cast fa il minimo sindacale, non certo aiutato dalla scrittura approssimativa dei personaggi, mentre ad essere esaltata è la splendida città di Mosca: deserta e silenziosa, sembra un luogo uscito da un acquerello.

Il finale lascia intuire probabili sequel: se ne sente davvero il bisogno?

Valentina Ariet

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