Looper – Recensione

Looper – Recensione

Avvincente thriller futuristico che vede Bruce Willis e Joseph Gordon-Levitt duettare sullo schermo dando vita ad un racconto che affascina e incuriosisce lo spettatore, tra salti temporali, telecinesi, e tante pallottole

Regia: Rian Johnson – Cast: Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis, Emily Blunt, Paul Dano, Noah Segan, Jeff Daniels, Piper Perabo – Genere: Azione, Fantascienza, colore, 118 minuti – Produzione: USA, 2012 – Distribuzione: Walt Disney Italia – Data di uscita: 31 gennaio 2013.

looperRian Johnson, dopo il successo al Sundance del 2005 con “Brick-Dose mortale” (con protagonista sempre Gordon-Levitt) e l’opera seconda “The Brothers Bloom” (con Adrien Brody, Mark Ruffalo e Rachel Weisz), scrive e dirige il suo terzo lungometraggio.

Si tratta di un thriller futuristico ben costruito, che racconta di Joe, killer di professione, che grazie al suo lavoro fa la bella vita in un ‘quasi’ presente, il 2014, dove la maggior parte dei suoi concittadini se la passa tutt’altro che bene. Le vittime gli vengono inviate da un futuro prossimo, il 2044, in cui un potente gruppo di malavitosi ha assemblato una macchina del tempo proprio per questo scopo, data l’impossibilità di nascondere, nella propria realtà, eventuali cadaveri. Nell’accordo dei looper, come vengono chiamati in gergo questi killer, c’è una clausola in cui accettano che prima o poi dovranno chiudere il cerchio, uccidendo se stessi, o meglio la loro versione del 2044. Ma per Joe le cose non saranno facili come lui ha sempre immaginato, e in un attimo si accorge che il piccolo tesoro messo da parte non basta ad assicurargli la sopravvivenza.

Questo l’interessante incipit di “Looper”, che sposa la fantascienza con l’action senza l’ausilio di effetti speciali: le ambientazioni sono infatti tutt’altro che avveniristiche, il futuro appare più degradato del presente, quasi che l’umanità si sia abbruttita ripiegandosi su se stessa. Anche la rappresentazione del 2014 non è più entusiasmante: mendicanti affollano strade sporche e abbandonate, popolate da rottami di ogni genere.

Il salto nel tempo non ha il fascino di “Ritorno al futuro” o “Terminator”, e viene effettuato grazie all’assemblaggio di un macchinario più simile ad un rottame che ad un opera di alta ingegneria.

Qui non abbiamo i viaggi avventurosi di Michael J. Fox con la DeLorean, e neppure la lotta contro ‘le macchine ribelli’ che hanno fatto da asse narrativo alla saga di “Terminator”, qui la fa da padrone il denaro, che i looper barattano con la vita di sconosciuti, arrivando a terminare persino se stessi, e la brama di potere di chi, dal futuro, risolve in modo facile i propri guai.

Eppure, nonostante la pochezza di ideali dei nostri protagonisti, il racconto è avvincente, e la coppia cinematografica Willis/Gordon-Levitt, immagine futura e presente di Joe, funziona egregiamente, in un susseguirsi di vicende in cui tutti sono contro tutti. Ma non basta, Joe-Willis, nella sua lotta alla sopravvivenza cerca disperatamente una sorta di ‘prescelto del male’, causa di tanto dolore nel futuro da lui vissuto, per effettuare una sorta di eliminazione atta a mutare il corso della storia (alla “Terminator”).

Il film scorre via veloce, nonostante i 118 minuti e qualche buco non da poco nella sceneggiatura: quando si fanno ‘saltelli’ nel tempo è facile incappare nelle incongruenze, solo in primo capitolo di “Terminator” è capace di chiudere perfettamente il cerchio temporale senza lasciare perplessità nello spettatore.

Bravi tutti gli attori, da Willis, che nonostante lo scorrere del tempo ben si sposa con questi ruoli, a Gordon-Levitt, che si è sottoposto a ore di trucco per assomigliare il più possibile al suo alter-ego, senza dimenticare Paul Dano, Noah Segan, Jeff Daniels, Emily Blunt, e soprattutto il piccolo Pierce Gagnon, che a soli sette anni offre l’eccellente interpretazione dell’inquietante Cid.

Maria Grazia Bosu

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