L’infiltré – Recensione

L’infiltré – Recensione

Ricostruzione storica non romanzata delle efferatezze compiute, col pretesto di tutelare il popolo palestinese, dal terrorista Abu Nidal a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta

Regia: Giacome Battiato – Cast: Jacques Gamblin, Mehdi Dehbi, Jean-François Balmer, Laurent Lucas, Salim Daw, Cristiana Capotondi – Genere: Drammatico, colore, 105 minuti – Produzione: Francia, 2011 – Distribuzione: Roissy Film.

l-infiltréGiacomo Battiato si è assunto l’onere di scrivere la sceneggiatura, partendo da un soggetto di Philippe Roondot, e di curare la regia, di una pellicola che racconta un capitolo doloroso della storia contemporanea.

Abu Nidal è il comandante di un’organizzazione terroristica palestinese responsabile di numerosi sanguinosi attentati in Europa, prima di Bin Laden l’uomo più ricercato al mondo; secondo lui la strategia del terrore serviva a tenere alta l’attenzione sul problema palestinese.

Il film racconta di come, temendo l’intensificarsi delle attività terroristiche nel proprio paese, la Francia, grazie ad un ufficiale dei servizi segreti, riesca a instaurare un rapporto col terrorista, e a manipolarne un giovane collaboratore.

Battiato, senza retorica, racconta la cruda verità, che mostra come, per difendere i concittadini e lo stato, i servizi usino e manipolino le persone, spesso senza tutelarli dagli ovvi rischi. Fare i conti con un passato così recente è molto complicato, il tempo non ha ancora sedimentato a sufficienza i ricordi, i disastri aerei opera dell’organizzazione di Abu Nidal sono ancora negli occhi dell’Europa e del mondo. La situazione palestinese e quanto mai irrisolta, a momenti di tregua se ne alternano altri di lotta, e per Gheddafi, che per anni ha dato asilo a questi terroristi, è arrivata l’ora della fuga, alla ricerca di un rifugio per se stesso.

La pellicola mostra un uomo intimamente solo, incapace di provare affetti, dilaniato dalla paura di infiltrati o tradimenti da parte dei suoi collaboratori, che non esitava a sottoporre a torture tremende, fino alla morte, solo per un semplice dubbio.

Molto bravi Jacques Gamblin, che da il volto a Michel Carrat, agente francese, e Mehdi Dehbi, che veste i panni di Issam Mourad, giovane palestinese arruolatosi nelle file dell’organizzazione terroristica. Un piccolo ruolo per l’italiana Cristiana Capotondi.

Daniele Battistoni

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