L’industriale – Recensione

L’industriale – Recensione

Spietato ritratto della crisi italiana e delle enormi difficoltà incontrate da un piccolo industriale che tenta in ogni modo di salvare la sua fabbrica. Dito puntato contro le banche e le finanziarie, avvoltoi senza scrupoli, e contro i politici, assolutamente indifferenti ai problemi del Paese

Regia: Giuliano Montaldo – Cast: Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Francesco Scianna, Elena Di Cioccio, Elisabetta Piccolomini, Andrea Tidona, Mauro Pirovano, Gianni Bissaca, Roberto Alpi – Genere: Drammatico, colore, 94 minuti – Produzione: Italia, 2011 – Distribuzione: O1 Distribution – Data di uscita: 13 gennaio 2012.

l'industrialeAl Festival del Film di Roma è stato presentato, Fuori Concorso, “L’industriale” di Giuliano Montaldo, un film davvero molto interessante e da non perdere. Protagonista Pierfrancesco Favino nei panni di Nicola Ranieri, un industriale che cerca con ogni modo e mezzo di salvare la propria fabbrica, ereditata dal padre, e ormai sull’orlo del fallimento. Sommerso dai debiti, strangolato dalle banche, incalzato dai propri operai preoccupati per il futuro, rifiuta per orgoglio i soldi della suocera e della moglie, perché vuole farcela da solo e cerca una joint venture con i tedeschi. Quando anche il suo unico punto di appoggio, la moglie Laura (Carolina Crescentini), si allontana da lui perché esclusa dalla sua vita, Nicola si sente perso e tutto precipita verso un finale a sorpresa.

Con “L’industriale” Giuliano Montaldo ci parla di un tema troppo spesso trattato sui giornali: milioni di euro persi ogni giorno, fabbriche soffocate destinate a chiudere, migliaia di persone rimaste senza lavoro. È un argomento troppo attuale per non essere trattato in un film. Si racconta della crisi, e non solo di quella economica, in maniera fredda e cinica: non c’è spazio per i sentimenti e per le emozioni, sempre soffocati da una cappa di angoscia e di incomunicabilità.

La regia è gelida, la fotografia diafana, sembra quasi un bianco e nero. Il risultato è davvero eccellente. Quasi superfluo parlare della bravura di Favino, della sua sempre più affascinante capacità di trasformarsi, parlando anche in torinese e regalandoci sempre grandi emozioni. Carolina Crescentini risulta delicata in un ruolo che sembra scritto apposta per lei. Sullo sfondo una Torino fredda, vuota, insediata da scioperi, manifestazioni, occupazioni. Niente di più vero.

Domenica Quartuccio

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