Legion – Recensione

Un horror mal riuscito che strizza l’occhio all’Apocalisse di San Giovanni

Regia: Scott Stewart – Cast: Dennis Quaid, Paul Bettany, Doug Jones, Tyrese Gibson, Kevin Durand, Adrianne Palicki, Kate Walsh, Willa Holland, Lucas Black, Jon Tenney, Charles S. Dutton, Yancey Arias, Josh Stamberg, Luce Rains – Genere: Horror, colore, 100 minuti – Produzione: USA, 2010 – Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia – Data di uscita: 12 marzo 2010.

legion“Legion” vuol far parte di troppi generi e forse per questo non può essere inserito a pieno diritto in nessuno. Anche volendo trascurare la blasfemia di cui è intriso il racconto, che vede un Dio sterminatore che vuole sopprimere uno a uno tutti gli esseri umani con l’aiuto dei suoi angeli guerrieri, è difficile trovare un senso a tutta la storia.

Il film sicuramente spaventa e crea nello spettatore un certo sconforto, ma non per l’alta tensione che scaturisce dalle vicende, quanto per la banalità di contenuti. Questa interpretazione horror dell’apocalisse è ben poca cosa.

Paul Bettany è un bravo interprete, e nei panni dell’arcangelo Michele ha un suo fascino, ma non può non suscitare ilarità una lotta tra angeli con tanto di ali da uccello preistorico, mazze chiodate, coltellacci d’ogni tipo e, tanto per non rimanere a corto di risorse, un po’ di mitragliette. Stendiamo poi un velo pietoso sulle immagini iniziali dove un’adorabile vecchietta morde gli avventori di un locale e cammina sul soffitto come un ragno; oltre la noia infinita nel vedere le solite scene trite e ritrite degli horror di infima categoria… l’effetto comico è inarrestabile.

E sì che ci son fior di registi che pagherebbero per riuscire a spaventare e far ridere lo spettatore contemporaneamente, ma qui è tutto non voluto. Abbiamo poi una carrellata di esseri umani posseduti, a metà tra “Il ritorno dei morti viventi” e le vittime dei vecchi film di vampiri; non mancano poi i bambini biondi assassini, un po’ di splatter, fiamme, buio e la solita corsa in macchina.

La pellicola in alcuni momenti fa anche il verso a “Terminator”. Ma la domanda che sorge spontanea in più momenti durante la visione è: che ci fa Dennis Quaid in questa misera messa in scena? Ha perso una scommessa? È triste vedere un bravo attore in un ruolo così inutile. Si sa che raccontare allo spettatore delle storie nelle quali ci si possa immedesimare facilita la fruizione di una pellicola, pare sia per questo che risulti molto difficile riuscire a far ridere di gusto, ma a quanto pare è molto difficile anche impaurire il pubblico.

Come dice spesso Dario Argento per riuscire a spaventare la gente devi conoscere la paura, devi essere un fifone insomma, per ciò deduciamo che regista e sceneggiatori non sono facili da spaventare e di sicuro non hanno mai letto l’Apocalisse di San Giovanni, avrebbero trovato spunti migliori per il plot narrativo.

 Maria Grazia Bosu

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