Le confessioni

  • Regia: Roberto Andò
  • Cast: Toni Servillo, Daniel Auteuil, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu, Richard Sammel, Johan Heldenbergh, Togo Igawa, Aleksei Guskov, Stéphane Freiss, Julian Ovenden, Lambert Wilson, Jeff Burrell, John Keogh, Andy De La Tour, Giulia Andò, Ernesto D’Argenio
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 100 minuti
  • Produzione: Italia, Francia, 2016
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Data di uscita: 21 Aprile 2016

Le confessioniRoberto Andò cura regia e sceneggiatura di "Le confessioni", film drammatico con l’eccezionale Toni Servillo come protagonista al fianco del talentuoso Pierfrancesco Favino.

Nato da una co-produzione tra Italia e Francia, il film è stato girato in entrambi i paesi e in Germana, dove molte delle scene prendono vita.
Al centro di "Le confessioni" vi è un monaco, interpretato da Toni Servillo, tramite il cui sguardo critico vengono analizzati, posti sotto la lente di ingrandimento le dinamiche del potere religioso, terreno ed ultraterreno.

Toni Servillo, che aveva già lavorato a fianco di Roberto Andò per “Viva la Libertà”, è un attore e regista teatrale italiano. Vincitore – tra altri premi – di tre European Film Award, quattro David di Donatello, quattro Nastri d'argento; ha inoltre preso parte, nel ruolo di Jep Gambardella, all film cult vincitore dell'Oscar al miglior film straniero “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino.

Pierfrancesco Favino, anch’esso protagonista in "Le Confessioni", è il vincitore di due David di Donatello, due Nastri d’Argento, un Globo d’oro e due Ciak d’oro; l’attore di origini romane viene ricordato anche grazie alla sua carriera internazionale.

Le confessioni: un film intellettuale per esorcizzare la paura dell’economia

Le confessioni 1

"Le confessioni" è una pellicola che condanna l'economia spietata degli ultimi anni che ha distrutto e ancora flagella la vita delle persone, mettendone in pericolo il futuro.
Il regista attinge da diversi generi (noir, commedia, poliziesco), provando a risolvere, con la fantasia e i trucchi, i gravi problemi di cui tratta. In realtà il misterioso monaco non potrebbe nulla in una realtà fredda e spietata come è il mondo dell'economia mondiale.

Andò cerca più volte di illuderci con lo sguardo del suo cinema, di convincerci a esorcizzare la paura che ci attanaglia. Solo Rochè (uno scatenato e perfido Daniel Auteuil in piena forma, nei panni del Direttore del Fondo Monetario Internazionale) nel suo lapidario finale lascia intendere che il solo modo per vincere con le regole del mondo della finanza è barare.

"Le confessioni" è girato bene e si vede che la produzione ha investito molto su un buon cast internazionale; il fatto che gli interpreti recitino in francese, inglese e italiano potrebbe però risultare un limite, che rende la pellicola meno fruibile da un pubblico intellettualmente pigro.

Le confessioni: un tessuto narrativo carico di simboli

Cosa ci fanno un'upupa, un gattino e un cane nero con una macchia bianca sul petto nella storia? Andò riempie il tessuto narrativo di simboli, riportando sul grande schermo, dopo la splendida interpretazione ne “La grande bellezza”, Toni Servillo nei panni di un monaco certosino con il voto alla povertà e al silenzio e con il ‘vizio’ di registrare il canto degli uccelli e fumare duranti le notti, che tutti gli altri ospiti dell'hotel passano più o meno insonni.

"Le confessioni" è costruito come una sorta di thriller che ha per scenario un G8 anomalo a cui sono state invitate alcune strane persone: oltre a sette ministri sono infatti presenti una scrittrice di libri per bambini, una rock star e un monaco italiano.

Perché c'è un monaco autore di libri anticonvenzionali che predicano la semplicità in questo altisonante convivio di ricchi e potenti?

La confessione è un grido dell'anima: questo è uno di quei concetti simbolici etici, che si traducono in estetica nelle mai troppo piene immagini (come l'improvvisato confessionale di un divisorio di legno che separa il balcone di Salus da quello di Seth la scrittrice). Inquadrature che puntano ai corpi, ai volti dei personaggi, stretti nel dubbio, nei rimorsi delle confessioni, di cui prima Auteuil e poi Favino hanno bisogno, ognuno con un fine differente.

Eccezionale Servillo, che porta sullo schermo un monaco semplice, un giusto nella terra degli economisti, che non possiede nulla, nemmeno la sua vita.

Gianni Palocci

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