L’arminuta (2021)

L’arminuta: il dolore dell’abbandono

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Giuseppe Bonito adatta per il grande schermo l’omonimo bestseller di Donatella Di Pietrantonio, vincitore del Premio Campiello 2017. Il film ci riporta all’estate del 1975, quando la nostra protagonista viene restituita alla sua famiglia di origine, cui non sapeva nemmeno di appartenere. Il mondo le crolla addosso ed andare avanti non sarà semplice, anche perché non comprende cosa le stia accadendo. Di lei durante tutto lo svolgersi delle vicende non conosceremo mai il nome, per tutti è l’arminuta, la restituita.

Spesso accadeva in alcune realtà rurali, in cui le possibilità economiche scarseggiavano, che un figlio venisse ceduto ad un parente facoltoso, che aveva difficoltà ad averne. Ancora oggi ci sono bambini cresciuti da zii o da nonni, qui quello che fa notizia è la restituzione.

L’arminuta: un film intenso e ben interpretato

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Bonito riesce a trasmettere allo spettatore la confusione della ragazzina, lo sgomento per l’abbandono, incomprensibile ai suoi occhi, unito al dolore per la scoperta del primogenio abbandono da parte della sua famiglia d’origine. Ci muoviamo con lei in una realtà di miseria e a tratti degrado, con lo stesso stupore della protagonista. Forte il divario tra la vita di agi a cui la ragazzina era abituata e la povertà in cui è ora catapulta. Le scene che spesso Bonito propone durante la narrazione, in cui la famiglia sta riunita a tavola, accentua il divario tra la protagonista e il resto della sua famiglia d’origine. Non solo per il colpo d’occhio sull’abbigliamento, ma per lo stare seduti, il gustare il pasto, i piccoli movimenti. La figura dell’arminuta stride con quest’ambiente desolante in cui l’unica ventata di freschezza è data dalla sorella minore, interpretata dalla bravissima Carlotta De Leonardis.

La giovanissima attrice spicca tra tutti, in cast ben assortito, in cui sono le donne a regalare le performance migliori. Ad interpretare l’arminuta  una brava e convincente Sofia Fiore. Vanessa Scalera è intensa e credibile nei panni di questa madre, diciamo ‘biologica’, che vive dolori e pene, e fatica ad inserire la nuova arrivata in famiglia. E’ dura fare i conti con la ragazza e con se stessa.

“L’arminuta” è un bel film, seppure qualche taglio alla sceneggiatura avrebbe reso la visione di maggior impatto.

Maria Grazia Bosu

  • Regia: Giuseppe Bonito
  • Cast: Sofia Fiore, Carlotta De Leonardis, Vanessa Scalera, Fabrizio Ferracane, Elena Lietti, Andrea Fuorto
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: n/d
  • Produzione: Italia 2021
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Data di uscita: 21 ottobre 2021

l'arminuta posterGiuseppe Bonito porta al cinema il successo editoriale di Donatella Di Pietrantonio, vincitore del Premio Campiello 2017, conservandone il titolo. Estate 1975. Una ragazzina di tredici anni viene restituita alla famiglia cui non sapeva di appartenere. Arminuta significa appunto restituita. All’improvviso la sua condizione privilegiata di figlia unica in una famiglia benestante è solo un lontano ricordo. Catapultata in un mondo a lei estraneo, fatica a comprendere ciò che le sta accadendo.

L'arminuta: parla Giuseppe Bonito

Il regista spiega come "Grazie al romanzo di Donatella Di Pietrantonio ho conosciuto questa ragazzina di 13 anni della quale non sapremo mai il nome, ma solo il soprannome, l’Arminuta, che nel dialetto abruzzese significa la ritornata. In questa storia tutto è fortemente polarizzato: la città di mare e il paese dell’entroterra, la modernità e l’arcaicità, il benessere borghese e la povertà rurale, l’italiano corretto come viene parlato alla tv e il dialetto stretto che si parla nella nuova casa. E in mezzo c’è lei, l’Arminuta, che è sempre l’una e l’altra cosa insieme, figlia di due madri e di nessuna. Il film, così come il romanzo, racconta un anno di vita di questa ragazzina alle soglie dell’adolescenza, un periodo che segnerà la sua vita per sempre, in cui sperimenterà il dolore e la durezza ma anche l’amore, la dolcezza e la bellezza a tratti feroce che la vita riserva.
Mi piacerebbe che la narrazione restituisca due cose: lo sguardo dell’Arminuta, e il magma dei sentimenti laceranti che questa storia contiene. Il film affronta una delle paure più profonde di ogni individuo, quella di perdere le persone dalle quali dipende la propria felicità, ed è anche il racconto del contrasto tra il destino e la volontà dell’essere umano."

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