Lang Zai Ji – Recensione

Noia in agguato per un horror con elementi drammatici e poca azione

Regia: Tian Zhuangzhuang – Cast: Maggie Q, Jô Odagiri, Chung Hua Tou – Genere: Drammatico, colore 104 minuti – Produzione: Cina, 2009.

festival09Un amore bestiale è il punto di partenza per un’opera lontana dagli schemi mentali dell’Occidente. Stiamo parlando di “Lang Zai Ji”, ambientato più di 2.000 anni fa, quando l’Imperatore Han invia il suo esercito all’estremo confine occidentale della Cina per sottomettere le tribù ribelli.

Il regista Tian Zhuangzhuang arriva al Festival di Roma 2009 con intenzioni bellicose (cinematograficamente parlando) e ambizioni elevate. Ma la noia è in agguato. Non si riesce ad apprezzare in toto la magnificenza portata sullo schermo dagli autori del film, dove l’horror si mescola al war movie e l’azione si dipana in incessanti sbadigli.

Salvata qualche scena di esotica location (all’epoca di Cristo la natura dominava), la pellicola scorre nell’assoluta monotonia di una storia che di originale non ha davvero nulla, plot abusatissimo ed enfasi eccessiva agli occhi dello spettatore.

Lo scontro tra gli Harran e le truppe dell’Imperatore sono state portate al cinema, dagli stessi cinesi, con molta frequenza e con migliori risultati, bisognerebbe smettere di riciclare i racconti e porsi interrogativi più attuali, anche sconfinando tra i generi a disposizione. Discorso che vale per molte cinematografie contemporanee e che abbraccia l’universo messo in scena senza molta convinzione dallo stesso Zhuangzhuang.

Simone Bracci

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