Lady Vendetta – Recensione

Pulp e ironia per il regista della vendetta

(Chin-jeol-han Geum-ja-set – Sympathy for Lady Vengeance) Regia: Park Chan-wook – Cast: Lee Yeong-ae, Choi Min-sik, Lee Seung-Shin, Bae Du-na – Genere: Thriller, colore 112 minuti – Produzione: Corea del sud 2005 – Distribuzione: Lucky Red – Data di uscita: 5 gennaio 2006.

lady-vendettaUna pulsione irrefrenabile ispira Park Chan-wook, anima i suoi personaggi, li divora lentamente fino all’atto estremo che mai sembra risolversi in catarsi. La vendetta non lascia spazio a nessun tipo di facile o felice risoluzione, non calma gli animi, contiene un fondo d’amarezza.

Supportato visivamente dal registro pulp, capace di connotarlo ironicamente attraverso sfumature che raggiungono toni grotteschi, questo sentimento muove l’azione nei maggiori lavori dell’autore coreano, ma raramente conduce al riscatto. Quando però la vendetta porta il nome di una donna e parte dalla necessità di redenzione tutto diventa possibile.

Come sorta di araba fenice, che nell’uccisione del carnefice trova anche le proprie ceneri per rinascere a nuova vita, la protagonista di “Lady Vendetta” è animata dal bisogno di espiare una colpa. Ciò che Geum-ja non riesce a perdonare, oltre alla perdita della figlia amata e degli anni di libertà, è di essersi macchiata involontariamente e indirettamente di un omicidio e di essere divenuta complice del suo stesso aguzzino. Il rancore prodotto da un lungo periodo di reclusione provoca nella protagonista una drammatica metamorfosi spirituale e fisica.

Ombretto rosso e scarpe dello stesso colore indicano l’avvenuto cambiamento che lei stessa vuole suggerire. La sua abitudine di guardarsi ripetutamente allo specchio rimanda ad una necessità stilistica che appartiene allo stesso regista e che si dichiara in una pronunciata attenzione estetica, supportata da un simbolismo ravvisabile nei molteplici primi piani e nella scelta dei colori.

Laura Calvo

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