La verità sta in cielo

La verità sta in cielo - Recensione: Roberto Faenza torna dietro la macchina da presa per raccontare la dolorosa storia della quindicenne Emanuela Orlandi, scomparsa nel 1983 e mai più tornata all'affetto dei suoi cari

la verità sta in cielo

"La verità sta in cielo": così pare abbia detto Papa Bergoglio ai familiari della Orlandi, i quali sperano che il Pontefice renda finalmente accessibile alla magistratura italiana il dossier Orlandi in possesso delle autorità vaticane. Gli intrecci nefasti tra politici, criminalità organizzata ed una parte degli apparati ecclesiali, la corruzione e le false piste che hanno accompagnato più di trent'anni di indagini, vengono raccontate dal regista con singolare chiarezza.

Dopo anni di indagini dolorose e impegnative, in cui non è mai mancata la collaborazione dei magistrati che si sono occupati del caso, ed il successivo confronto, in sede di realizzazione della pellicola, con la famiglia della sfortunata ragazza, cui unica colpa era forse l’essere cittadina vaticana, il regista realizza, grazie al sostegno economico di Rai Cinema, una pellicola sentita che parla del noto fatto di cronaca sotto forma di finzione. Una finzione dove però si fanno nomi e cognomi di tutte le persone implicate, poiché le vicende narrate sono frutto di verità storiche tali che il regista non teme smentita.

Ci piace ricordare, per far meglio comprendere la serietà con cui lavora Faenza, appassionato da sempre di ‘cold case’, che un suo libro sul caso Kennedy, “Il malaffare”, fu citato come fonte rilevante da Jim Garrison, il procuratore del film “JFK”.

La verità sta in cielo: non la pensa così Roberto Faenza

Per Roberto Faenza e il cast che ha generosamente accolto l’invito del regista, accontentandosi di un budget decisamente ridotto, per far si che la pellicola trovasse la strada delle sale cinematografiche italiane, la verità non sta in cielo.

L'espediente narrativo vuole che Maria, giornalista di origini italiane trapiantata in Gran Bretagna, sia mandata dal suo capo a Roma durante lo scandalo di 'Mafia Capitale', che ha riacceso i riflettori su tanti misfatti con i quali il nostro paese non ha ancora fatto i conti. L'arresto di Massimo Carminati riporta infatti agli onori della cronaca la 'banda della Magliana', le cui gesta sono state fin troppo enfatizzati da stampa e tv, e chiarisce che in verità a Roma a farla da padroni erano stati i 'testaccini', cui faceva capo Roberto De Pedis, tirato in ballo più volte nel caso della Orlandi.

Una bravissima Maya Sansa, presta il volto a Maria, coadiuvata nelle sue indagini da una giornalista di ‘Chi l’ha visto?’, Raffaella Notariale, che ha le fattezze di Valentina Lodovini. E’ alla Notarile che si deve la lunga intervista confessione di Sabrina Minardi, amante del De Pedis e testimone di tanti misfatti.

A prestare il volto alla Minardi, della quale il regista mostra egregiamente la parabola discendente, è una bravissima Greta Scarano, nel doppio ruolo della donna da giovane ed in quello della Minardi cinquantenne, sfiorita e consumata dalle droghe. Se la Scarano è in parte nell’interpretare la donna giovane e a tratti ingenua, completamente soprafatta dal legame col De Pedis, per il quale arriverà persino a vendere se stessa, è ancor più apprezzabile quando veste i panni dell’adulta sconfitta, che vuole fare i conti con i propri demoni.

Renatino, così veniva chiamato il De Pedis, è egregiamente interpretato da Riccardo Scamarcio, sempre credibile nei panni di questo criminale, che divideva affari e festini con i poteri forti che popolavano la capitale.

La verità sta in cielo: un film che omaggia il giornalismo investigativo

Per chi sa tutto del caso Orlandi il film è un monito a non dimenticare, a tenere viva la memoria storica di questo paese che dell’archiviazione ha fatto un’insana abitudine, ma è anche un intenso thriller investigativo, degno della migliore tradizione americana del genere, che tiene lo spettatore sotto pressione in un crescendo costante di tensione.

Passano sullo schermo pagine vergognose della recente storia italiana, che vide la commistione di interessi tra Banco Ambrosiano e Vaticano, la morte di Calvi, la Roma sotterranea delle bande che sembrava tenere in scacco l’intera città, e a sua volta era sotto il giogo di poteri che mai si è riusciti a scardinare. I veri burattinai, che per decenni hanno tirato, e forse tirano ancora, i fili delle marionette che popolano il paese, quelli, non li si trova mai, camminano al nostro fianco, sempre in ombra, sempre un passo avanti, vicini ma irraggiungibili.

Il film rende merito a tutti quei giornalisti che, come Raffaella Notariale, si spendono anima e corpo per la propria inchiesta, arrivando a rischiare la propria incolumità fisica.

La verità sta in cielo: quel cinema civile che si fa intrattenimento per raggiungere tutti, senza snaturare la propria essenza

Il film di Faenza si inserisce a ragione in quel filone di cinema civile che preferisce il linguaggio della fiction a quello del documentario, per raccontare sotto forma di romanzo una verità storica inconfutabile ma così maggiormente fruibile ai più.

“La verità sta in cielo” è un film ben scritto, ben recitato e ben interpretato, che da voce a quella parte di Italia che non si stanca d’indignarsi, bella anche la colonna sonora, che spazia tra i generi, e sceglie “Solo Noi” di Cutugno come sfondo al legame malsano tra la Minardi e De Pedis.

Segnaliamo, perché merita, l’interpretazione da parte di Shel Shapiro di John, il capo di Maria, una vera ventata di freschezza, e quella di Paul Randall, un perfetto Monsignor Marcinkus.

Maria Grazia Bosu

la verita sta in cielo"La verità sta in cielo" è un film di Roberto Faenza che affronta uno dei casi irrisolti più clamorosi della storia italiana recente: la scomparsa di Emanuela Orlandi.

Il 22 Giugno 1983 la quindicenne scompare dal centro di Roma. Le indagini si scontarono fin da subito con oscure ipotesi e depistaggi; ipotesi capace di tirare in ballo lo Stato Vaticano, lo Stato Italiano, l'Istituto per le Opere di Religione (IOR), la Banda della Magliana, il Banco Ambrosiano e i servizi segreti di diversi Paesi. A tutt’oggi, la reale natura dell'evento, rimane un mistero.

"La verità sta in cielo" riporta l’azione ai giorni nostri. Un emittente televisivo inglese, in seguito agli scandali di Mafia Capitale, spedisce a Roma una giornalista di origine italiana (Maya Sansa) per raccontare quell’oscura scomparsa accaduta il 22 giugno di oltre trent’anni prima.

Aiutata dalla collega di una tv italiana (Valentina Lodovini) che ha scoperto una nuova pista, la giornalista s’imbatte in un personaggio inquietante: Sabrina Mainardi (Greta Scarano). E’ l’amante di Enrico De Pedis (Riccardo Scamarcio), meglio conosciuto come Renatino, uno dei membri della Banda della Magliana, ucciso da una banda rivale e incredibilmente sepolto nella Basilica di S. Apollinare. La Mainardi si decide a raccontare quello che sa sulla scomparsa di Emanuela. Ma è la verità? E quale intreccio incredibile si nasconde dietro i delitti rimasti impuniti nell’arco di trent’anni?

Il film affronta una storia che da oltre trent’anni attendeva di essere raccontata.

 

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