Eco Del Cinema

La sedia della felicità – Recensione

Carlo Mazzacurati lascia il suo pubblico con una favola moderna dolce e malinconica in cui la società moderna viene osservata con ironia e con uno sguardo di speranza verso il futuro

Regia: Carlo Mazzacurati – Cast: Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Antonio Albanese – Genere: Commedia, colore – Produzione: Italia, 2013 – Distribuzione: 01 Distribution – Data di uscita: 24 aprile 2014.

la-sedia-della-felicitaCarlo Mazzacurati, regista padovano prematuramente scomparso lo scorso gennaio, definito come il cantore del Nord Est, dimostra ancora una volta il suo profondo attaccamento alle sue origini e alla sua terra, il Veneto, con la sua ultima pellicola “La sedia della felicità”. Le strade statali infinite, i centri commerciali alienanti, le pianure nebbiose, la provincia sonnacchiosa e per molti versi retriva descritta in quello considerato da molti come uno dei suoi capolavori, ovvero “La giusta distanza” rappresentano non i luoghi attraverso cui sferrare una disincantata critica alla società di provincia ma i posti perfetti in cui ambientare una favola moderna in stile “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson.

Con questo suo ultimo film il regista padovano si allontana in parte dallo stile asciutto e geometrico che aveva contraddistinto la sua produzione precedente abbracciando una tecnica narrativa più surrealistica e sognante in cui trovano ampio spazio situazioni paradossali e personaggi grotteschi. Nella visione di Mazzacurati a diventare dei redivivi Jim Hawkins sono l’estetista Bruna, padre Weiner ed il tatuatore Dino che si mettono alla ricerca di un cofanetto pieno di gioielli preziosissimi appartenuti alla ricchissima Norma Pecche, detenuta nell’istituto di detenzione femminile che in punto di morte decide di rivelare a Bruna, l’estetista che ogni settimana va a farle le unghie in carcere, l’esistenza di questo tesoro.

In una sceneggiatura evidentemente influenzata dagli stilemi tipici del romanzo di avventura e da alcune pellicole di Wes Anderson come “Fantastic Mr Fox” e “Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore”, Carlo Mazzacurati non dimentica però di inserire sprazzi di assoluto e amaro realismo in cui la crisi economica si affaccia con prepotenza in questa storia dai toni fiabeschi scritta insieme a suoi collaboratori di lunga data come Marco Pettenello e Doriana Leondeff. La crisi si percepisce infatti quando vediamo la protagonista Bruna alle prese con pagamenti in arretrato e i creditori che bussano ad ogni minuto alla porta del suo centro estetico minacciando di farla chiudere o quando Dino è costretto a fare del suo negozio di tatuaggi anche la sua casa perché incapace di pagare gli alimenti alla moglie divorziata. Sempre con toni lievi ed ironici oltre ad essere trattato il problema della crisi economica nella commedia di Carlo Mazzacurati trova il suo spazio anche il tema dell’immigrazione clandestina e dell’avanzata economica della Cina.

 Il regista padovano sembra però descrivere questo mondo che va allo sfacelo come se lo stesse osservando attraverso delle lenti rosa: in questa sua ultima pellicola il senso di catastrofe e di disfatta che permeava alcune sue pellicole precedenti lascia il passo ad un sentimento di speranza e di voglia di riscatto. Ad impreziosire una sceneggiatura divertente ed originale costellata di gag dall’umorismo mai banale sono non solo le interpretazioni magistrali dei protagonisti Isabella Ragonese, Valerio Mastandrea e Giuseppe Battiston ma anche i divertenti cameo di attori del calibro di Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando ed Antonio Albanese.

“La sedia della felicità” ha tutte le carte in regola per conquistare non solo il cuore di chi ha sempre ammirato il lavoro del regista padovano ma anche coloro che non hanno un grande passione per il cinema italiano in genere.

Mirta Barisi

La sedia della felicità – Recensione

Articoli correlati

Condividi