La notte del giudizio – Recensione

La notte del giudizio – Recensione

12 ore l’anno di libero sfogo: rapine, torture e omicidi non sono puniti. È il futuro a stelle e strisce descritto dall’avvincente thriller di James DeMonaco

(The Purge) Regia: James DeMonaco – Cast: Ethan Hawke, Lena Headey – Genere: Thriller, colore, 85 minuti  – Produzione: USA, 2013 – Distribuzione: Universal Pictures – Data di uscita: 1 agosto 2013.

 la-notte-del-giudizio-loc-itÈ il 2022 e anche quest’anno negli Stati Uniti per una volta viene staccata la spina della legge. Tutti i cittadini americani, dalle 19 del 21 alle 7.00 del 22 Marzo possono concedersi qualsiasi tipo di crimine senza essere perseguiti. È la notte dello “Sfogo annuale” durante la quale tutte le forze di polizia sospendono le loro attività mentre nelle strade si riversa una violenza incontrollata e repressa  per 364 giorni.

La “Nuova America” trova così la realizzazione del proprio sogno: la disoccupazione è a un passo dalla scomparsa definitiva, il tasso di povertà è al di sotto del 5% ed è finalmente risolto il problema della criminalità garantendo alla popolazione 12 ore di “libera uscita” per assalire i vicini molesti, torturare il capo ufficio o uccidere questuanti senza tetto.

James Sandin (Ethan Hawke) deve la sua fortuna alla mattanza annuale. Vende impianti di sicurezza che promettono di garantire l’incolumità delle persone barricate nelle loro abitazioni nell’attesa che l’inferno si sfoghi e torni il paradiso patinato calato in terra dai Nuovi Padri Fondatori.

Per una terribile legge del contrappasso la notturna furia omicida irrompe nella blindatissima villa della famiglia Sandin grazie all’idiozia di turno di uno dei protagonisti. È la miccia che innesca un thriller ad alta tensione provocando un’adrenalinica deflagrazione di  schegge horror.

A casa Sandin va in scena l’esistenziale conflitto tra l’umana pietà e l’istinto di autoconservazione. Dall’ingresso principale entra un’orda barbarica di colletti bianchi e tailleurs pronta a sfogare senza remore le repressioni accumulate per anni. Per contrastare gli “ospiti indesiderati” e difendere le mura domestiche padre, madre e figli si improvvisano guerrieri vestendo abilmente le pulsioni dello spettatore.

Una paura sempre più incalzante serpeggia nelle stanze violate. Strisciamo silenziosamente per cogliere alla sprovvista l’invasato invasore in un coinvolgente rimando tra vittima e carnefice. Uccidere o morire. Il dilemma ci pervade con tutta la sua forza.

L’avvincente evoluzione degli eventi ci stringe in una morsa sempre più serrata. Solo nel finale “La notte del giudizio” perde un po’ la presa con un epilogo che non stupisce come l’originale idea di partenza.

Trattenendo il pensiero sulla “notte degli sfoghi”, la situazione ci appare alquanto paradossale ma ripescando tra le ultime cronache statunitensi sulle stragi compiute con armi da fuoco, il futuro descritto dal regista James DeMonaco ci sembra terribilmente più plausibile.

Riccardo Muzi

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