La foresta dei sogni

  • Titolo originale: The Sea of Trees
  • Regia: Gus Van Sant
  • Cast: Matthew McConaughey, Ken Watanabe, Naomi Watts, Jordan Gavaris, Katie Aselton, James Saito, Ami Haruna, Owen Burke, Susan Garibotto, Jeffrey Corazzini, Joseph Oliveira, Simba Dibinga, Anna Friedman, J.T. Turner, Richard Levine, Michael Steven Swanson, Jimi Stanton
  • Genere: Drammatico, colore
  • Durata: 110 minuti
  • Produzione: USA, 2015
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Data di uscita: 28 Aprile 2016

La foresta dei sogniLa 'foresta dei sogni' è un luogo realmente esistente, di nome Aokigahara (chiamato anche Jukai, letteralmente “mare di alberi”): situata in Giappone ai piedi del monte Fuji, è nota come meta prescelta per coloro che decidono di porre fine alla propria vita.

È su questo tema che si sviluppa la trama de "La foresta dei sogni", dove due uomini (Matthew McConaughey e Ken Watanabe) decisi a compiere l'estremo gesto si incontrano pochi momenti prima dell'inevitabile, cambiando l'uno la prospettiva dell'altro.

"La foresta dei sogni" è stato presentato nella selezione ufficiale del Festival di Cannes 2015 per la Palma d'Oro.

La foresta dei sogni: dove gli aspiranti suicidi finiscono per cambiare idea

La foresta dei sogni 1

Non è l’ambizione a difettare nel nuovo lavoro di Gus Van Sant, "La foresta dei sogni": la questione in gioco è niente meno che il senso della vita, declinato nella dialettica tra l’elaborazione del lutto e la volontà tutta umana di tenersi aggrappati al sottile, invisibile, fragile filo dell’esistenza.

Una perdita rappresenta l’epifania per il protagonista, Arthur Brennan (Matthew McConaughey), che, sconvolto dal sostanziale fallimento della relazione coniugale con Joan (Naomi Watts), si addentra nella misteriosa foresta giapponese di Aokigahara con il proposito esplicito di togliersi la vita. Lungo il percorso, però, si trova a soccorrere Takumi (Ken Watanabe), smarrito e indifeso all’interno del peculiare reame boscoso; i due iniziano così un percorso di riflessione e riconoscimento reciproci, alla ricerca disperata di una via d’uscita apparentemente svanita nel nulla.

In un rispecchiamento di dettagli e situazioni, Takumi si rivela a poco a poco come lo sdoppiamento della moglie perduta di Arthur: la via verso la libertà che i due percorrono insieme assume così i connotati di un sentiero per la redenzione. Redenzione implorata dal senso di colpa del protagonista, ma in ultima istanza redenzione emblematica e assoluta per il semplice fatto di esistere.

La foresta dei sogni: la poetica delle cose minime e il rischio della diluizione

La narrazione procede su due binari paralleli, congiunzione alternata di passato e presente: da un lato le singolari avventure di Arthur nella foresta, dall’altro i flashback che ricostruiscono il deteriorarsi della convivenza coniugale, una spirale depressiva non legata a eventi traumatici, quanto piuttosto a una lenta ma inesorabile acquisizione di consapevolezza – da entrambe le parti – rispetto all’insostenibile incedere della quotidianità.

Mai banale nelle proprie rappresentazioni, Van Sant ripropone la poetica delle cose minime, dilatando i tempi e la struttura dei dialoghi senza concedere nulla alla convenzionalità patetica del dramma sentimentale, né alla verbosità filosofeggiante della disamina introspettiva.

Un reiterarsi di gesti, sguardi e parole (mai troppe) in un flusso che procede flemmatico, raggiungendo picchi di apatia, fino all’improvvisa deflagrazione che porta allo sconvolgimento della situazione. Una raccolta di frammenti lirici – più o meno efficaci – incorporati in una catena discorsiva circoscritta e al tempo stesso sterminata: il passaggio di simbolizzazione che intercorre dal caso particolare – un uomo in crisi esistenziale che si propone il suicidio, e per tradurre in pratica l’obiettivo sceglie un luogo esotico e contemplativo – alla riflessione di portata universale sulle insondabili ragioni della vita e delle relazioni umane.

È proprio la concatenazione, però, a risultare il punto debole del film: la potenza espressiva di alcune singole scene finisce per diluirsi e deformarsi, e qualche passaggio a vuoto apre delle brecce assai rischiose per la stabilità della costruzione.

Marco Donati

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