La ciociara – Recensione

Uno dei momenti più alti del regista Vittorio De Sica e della stagione del Neorealismo: la storia di una donna che fugge dalla guerra, pur ritrovandocisi immersa comunque

Regia: Vittorio De Sica – Cast: Jean-Paul Belmondo, Sophia Loren, Raf Vallone, Eleonora Brown, Renato Salvatori, Andrea Checchi, Carlo Ninchi, Emma Baron, Franco Balducci, Vincenzo Musolino, Pupella Maggio, Luciano Pigozzi – Genere: Drammatico, colore, 100 minuti – Produzione: Italia, 1960 – Distribuzione: Titanus.

Ieri sera su Rala-ciociarai Uno è stato trasmesso il film del 1960 “La ciociara”, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia e diretto dal maestro del Neorealismo Vittorio De Sica. C’era una volta il cinema italiano… C’erano una volta i grandi romanzi le cui storie pulsavano di una linfa poetica ineguagliabile. C’erano una volta i grandi registi, il cui sguardo indagatore attraversava come un ferro rovente l’animo disincantato di chi la guerra e le sue atrocità sapeva bene cosa fossero. C’erano una volta le grandi attrici, che avulse alle logiche di una tecnica recitativa esclusivamente volta all’esecuzione “perfetta”, restituivano umanità a personaggi “veri”.

E sì, c’era una volta il Neorealismo…Che stagione meravigliosa per il nostro cinema! È frustrante pensare di dover tornare indietro fino agli anni Sessanta per ritrovare un film che così si possa chiamare. Era la stagione in cui il Vero era ritratto senza “veli”; la Storia e le storie erano riprodotte senza artifici che ne contaminassero l’oggettività. Gli autori di quel prolifico periodo si ponevano in una posizione di sudditanza e di rispetto nei confronti della realtà, ragionando sugli errori e orrori del proprio Paese, e dichiarando la loro consapevole gratitudine nei confronti dei movimenti partigiani.

Sebbene “La ciociara” si collochi in una fase “decadente” del neorealismo, questo film è l’ultimo grande esempio di quel cinema, che riscopre il rurale e le sue genti povere e umili. La storia di Cesira, giovane vedova che con la figlia Rosetta decide di lasciare Roma sotto assedio durante la Seconda Guerra Mondiale, per trovare rifugio nelle campagne della Ciociaria, è una vicenda di dolore e sofferenza che si riflette nel supplizio dell’Italia martoriata dalla guerra.

Grazie a questa pellicola ci si interroga sulla nostra storia e, senza l’utilizzo di retorica alcuna, si fanno i conti con le violenze e gli stupri, non solo fisici, scolpiti nella memoria collettiva. Questo film valse numerosi premi alla giovanissima Sophia Loren, fra i quali il Premio come Miglior Attrice al Festival di Cannes e l’ambito Oscar. Ma a noi piace anche ricordare la bravura di Cesare Zavattini, compagno di “avventure” di De Sica e sceneggiatore straordinario.

Serena Guidoni

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