La bocca del lupo – Recensione

La bocca del lupo – Recensione

Una storia d’amore per uno sguardo su esclusi, diversi e disadattati

Regia: Pietro Marcello – Cast: Vincenzo Motta, Mary Monaco – Genere: Drammatico, Docufiction, colore, 76 minuti – Produzione: Italia, 2009 – Distribuzione: Bim distribuzione – Data di uscita: 19 febbraio 2010.

la-bocca-del-lupoUna Genova che si delinea nel labirinto dei vicoli, dove nei propri angoli si consumano antichi dolori quanto lo sono i portici di Sottoripa. Via Prè si leva come un luogo dalle mille voci, e in esso è racchiuso un “mestiere” atavico. Il Porto Antico e i suoi locali sono il crocevia di vicende che non si palesano, fatte di esclusi e vinti.

Queste storie sono sospese nell’aria e vengono forse, di tanto in tanto, sopraffatte dalle imperiose grida dei camalli, bisognosi di restituire verità alla memoria della città, dove ruggine e salsedine dei pontili ne delineano l’anima. È in questo spazio conteso e in bilico fra l’affanno metropolitano e la quiete di chi “aspetta”, che si consuma una storia d’amore, desiderosa soltanto di un luogo tranquillo sul quale adagiarsi e ricominciare.

Mary ed Enzo hanno aspettato, una vita o forse cento, nell’autentica speranza che esista quel luogo in cui Felicità è un regalo ancora da scartare. Con l’incessante adesione al reale che distingue il tocco di un documentarista, Pietro Marcello (“Il passaggio della linea”, 2007, Premio Pasinetti Doc alla 64. Mostra del Cinema di Venezia) ci regala un racconto imbevuto di autenticità, restituendo voce e dignità a quei recessi dismessi di una città tanto viva, quanto ancorata alla sua antichità.

Le immagini di repertorio e filmati amatoriali, che si frappongono al racconto, testimoniano storie di migranti vagabondi che nel Novecento salpavano dal porto di Genova, diretti verso la speranza di una vita migliore. Ci si rivelano storie di lavoratori che trovavano rifugio in una città tipicamente nordica ma pur sempre protesa verso Sud.

Il film volge il proprio sguardo in direzione degli esclusi, dei disadattati e dei “diversi”, tralasciando ogni tipo di giudizio e, in punta di piedi, si accosta a una storia d’amore tanto reale quanto lo sono i volti dei suoi protagonisti. Fortemente voluto dalla fondazione San Marcellino, i gesuiti di Genova, che da anni assiste la comunità dei senza tetto, degli emarginati e indigenti della città, la pellicola ha ottenuto il Premio come miglior film al Torino Film Festival.

Serena Guidoni

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