La battaglia di Solferino – Recensione

La battaglia di Solferino: un’opera prima illuminante di Justine Triet

(La bataille de Solférino) Regia: Justine Triet – Cast: Laetitia Dosch, Vincent Macaigne, Arthur Harari, Virgil Vernier, Marc-Antoine Vaugeois – Genere: Commedia, colore, 94 minuti – Produzione: Francia, 2013.

battagliadisolferinoPubblico e privato si incrociano nel film di Justine Triet, “La bataille de Solferino”, che racconta il giorno decisivo delle elezioni presidenziali francesi del 2012, che sancirono la vittoria di Francois Holland. Ne è protagonista la famiglia scombinata di Laetitia, giornalista televisiva d’assalto. Da Via di Solferino, quartiere generale del candidato socialista, lei deve teleguidare un baby sitter imbranato alle prese con due bambine pestifere e un ex marito che le vuole vedere a forza.

L’opera prima della giovane regista è un perfetto equilibrio tra dramma e commedia, alle prese della dicotomia tra maschile e femminile e destra e sinistra. In uno scenario confuso entriamo nella vita di Vincent, artistoide perdente non totalmente privo di fascino, ma padre tenerissimo e di Laetitia migliore come giornalista che come madre. Intorno a loro, l’amante di lei non molto intelligente, il quasi avvocato di lui e il povero baby sitter capitato lì per caso.

Il film alterna riprese a mano e di esterni con primi piani statici. Tra bambini piangenti e scene di piazza, la narrazione scivola veloce. Les Cahiers du cinéma ha definito, e a ragione, “La battaille de Solferimo” uno dei migliori film dell’anno e ci sono tutti gli ingredienti per confermare questo giudizio, a cominciare dagli attori; tutti indovinati da Laetitia Doscch, di cui si alternano primi piani perplessi a grandi sorrisi professionali palasemente finti a Vincent Macaigne, staordinario perdente di talento.

Solo apparentemente politically scorrect, tra sigarette a go go e famiglie disarticolate sull’orlo di una crisi di nervi, il film di Justine Triet è il perfetto ritratto nel bene e nel male della società bohemian bourgeois parigina.

Un film da amare o da odiare

Ivana Faranda

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