La battaglia dei tre regni – Recensione

Una storia epica tra avventura e battaglie antiche

(Red Cliff) Regia: John Woo – Cast: Tony Leung Chiu Wai, Takeshi Kaneshiro, Zhao Wei, Shido Nakamura, Chang Chen, Zhang Fengyi, Hu Jun, Lin Chiling, You Yong, Tong Dawei, Song Jia, Wang Qingxiang, Hou Yong, Jiang Tong – Genere: Fantasy Avventura , colore, 148 minuti – Produzione: Cina, 2008 – Distribuzione: Eagle Pictures – Data di uscita: 23 ottobre 2009.

la-battaglia-dei-tre-regniUna storia scritta circa settecento anni fa, un antico testo di letteratura epica dal calibro della nostra Iliade e Odissea, rivive e riappassiona il pubblico orientale. Ma il genio di John Woo punta ancora più in alto: raccontare questa storia ed appassionare anche il mondo occidentale. Così nasce “La battaglia dei tre regni”, un colossal da quasi 80 milioni di dollari che narra le vicende della più antica e celebre battaglia avvenuta in Cina: la battaglia di Red Cliff. Siamo nel 208 d. C., durante la dinastia Han.

La Cina è suddivisa in molti stati in guerra fra loro: il Primo Ministro Cao Cao desidera eliminare tutti i regni esistenti e insediarsi come unico imperatore in un Cina unificata. Dichiara dunque guerra a Xu, un regno dell’ovest dominato da Liu Bei, il quale spedisce il suo consigliere militare Zhunge Liang nel regno del sud per convincere il suo regnante ad allearsi con loro. La battaglia è presto fatta: da un lato l’esercito di Cao Cao con oltre ottocento mila soldati e duemila navi, contro l’esercito di alleati posti sulla riva della “Scogliera rossa” (Red Cliff appunto).

A detta del regista, numerosi sono stati gli ostacoli in fase di produzione: la battaglia è realmente accaduta ma nella principale opera letteraria che la racconta, “La battaglia dei tre regni”, molti elementi furono distorti per renderli di maggior effetto. Il regista ha quindi dovuto basare la sceneggiatura su altre testimonianze storiche che però sono valse per una ricostruzione davvero eccezionale. Un altro ostacolo è stato sicuramente l’impatto con un pubblico occidentale: la durata del film e un numero troppo elevato di personaggi dai nomi alquanto simili fra loro non giova molto a favore e in effetti una trama di questo genere può essere apprezzata maggiormente da un pubblico prettamente maschile o da uno appassionato di film storici. Il film mostra un lavoro di elevata professionalità e attenzione nei particolari.

Le scene delle battaglie sono un ammirabile rappresentazione dell’arte della guerra, attraverso le tecniche di attacco e di difesa. La cosa più impressionante è la saggezza e l’intelletto utilizzato nelle strategie belliche, segno che non solo il numero fa la forza: tenendo in considerazione innumerevoli fattori, primo fra tutti la natura, un esercito di minor grandezza è in grado di vincere una battaglia. In realtà il messaggio finale, sebbene siano passati oltre settecento anni, rimane comunque invariato: in una guerra non c’è mai né un vincitore né un vinto, solo una strage di morti sulla quale è difficile poter esultare. La smania di potere è sempre nelle mani di una sola persona, ma a rimetterci è sempre un numero troppo elevato di persone.

Silvia Caputi

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