Killer Elite – Recensione

Killer Elite – Recensione

“Killer Elite”: action interessante, tratto da una storia vera, che risente però dell’eccessiva lunghezza

Regia: Gary McKendry – Cast: Jason Statham, Clive Owen, Dominic Purcell, Robert De Niro, Yvonne Strahovski, Ben Mendelsohn, Aden Young, Firass Dirani, Grant Bowler – Genere: Azione, colore, 116 minuti – Produzione: USA, Australia, 2011 – Distribuzione: Lucky Red – Data di uscita: 1 giugno 2012.

killerelite“Killer Elite”, opera prima di McKendry trae ispirazione dal libro ‘The Feather Man” di Sir Ranulph Fiennes, classe 1944, il più giovane capitano dell’esercito britannico, ex SAS (Servizi Aerei Speciali). Il libro descrive, con dovizia di particolari, una società segreta, quella dei Feather Man appunto, formata da ex-ufficiali SAS, pronti a tutto pur di proteggere i loro colleghi, anche quelli non più in servizio. Si parla inoltre del coinvolgimento, mai ammesso, dei SAS britannici nella guerra in Oman negli anni Ottanta, vicende ancora coperte dal segreto di Stato.

McKendry fa suo il libro e lo rappresenta visivamente sotto forma di action-thriller, col valore aggiunto della corrispondenza, piccola o grande che sia, con fatti realmente accaduti.

I protagonisti della pellicola sono due killer professionisti, Danny-Jason Statham, e il suo mentore Hunter, cui presta il volto De Niro. Danny durante una missione rischia di uccidere un bambino, e l’esperienza lo colpisce a tal punto da decidere di cambiare vita, salvo, suo malgrado, ritornare sui propri passi per correre in aiuto dell’amico Hunter.

Statham, il cui fisico prestante lo rende particolarmente adatto alla parte, porta in scena il guerriero solitario, ruolo che sembra essergli cucito addosso, e sa arricchire il suo personaggio con una notevole carica umana.

Il film è ben ideato e ben girato, in un perfetto equilibrio tra action e thriller, ma l’eccessiva lunghezza smorza l’entusiasmo dello spettatore, che si ritrova a vedere un film che da un certo punto in poi sembra non finire mai.

Un montaggio più snello avrebbe giovato al ritmo, semplificando la fruizione del racconto. Peccato perché le idee sono buone, il cast è di prim’ordine, e l’ambientazione anni Ottanta è superlativa.

In alcuni momenti si ha come l’impressione che si voglia spiegare troppo, quasi si avesse paura di lasciare troppe cose all’intuizione dello spettatore: ma non è forse questo che rende un thriller interessante? Fare delle congetture durante la visione, e vedere alla fine se l’intuizione era quella giusta?

Niente da eccepire sulle parti puramente action, molti combattimenti hanno richiesto intere giornate di riprese, e un grande allenamento da parte degli attori, nonché l’ovvio coinvolgimento di tanti stuntman.

Maria Grazia Bosu

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